La Russia detta l’andatura, la Grecia recrimina

russia-470x299

Va in archivio la prima giornata di Euro 2012 e del Gruppo A, quello che appare chiaro è che sarà la Russia a trainare il girone, come pronosticato alla vigilia. I padroni di casa della Polonia sono invece trascinati più dal proprio pubblico che non da una vera identità di squadra, mentre Grecia e Repubblica Ceca vivono stati d’animo differenti: la prima rimpiange la rimonta sfumata per un penalty fallito, la seconda si interroga su un cambio generazionale mai arrivato che rischia di interrompere subito il cammino nella competizione.

POLONIA-GRECIA 1-1 – Nella sfida che ha aperto il sipario sul torneo, andata in scena nel futuristico National Stadium di Varsavia, la Polonia per tutto il primo tempo ha fatto pensare ad una giornata storica per i colori biancorossi: subito pressione altissima ai danni degli ellenici, rete dopo meno di un quarto d’ora del solito e atteso Lewandowski, dominio assoluto sulla fascia destra (rodatissima dalla Bundesliga, con Piszczek  e il capitano Blaszczykowski che insieme allo stesso Lewandowski compongono il trio delle meraviglie del Borussia Dortmund) e una serie di importanti palle goal per chiudere la partita. Poi il regalo del direttore di gara spagnolo, che in una manciata di minuti ammonisce discutibilmente Papastathopoulos due volte, dando la superiorità numerica ai padroni di casa già nella prima frazione.

Ma il calcio è bello perché il copione non è mai scritto: alla ripresa del gioco il tecnico portoghese della Grecia, Fernando Santos, manda in campo Salpingidis al posto del lezioso giovane talento Ninis (neo acquisto del Parma) e la musica cambia subito. Dopo una manciata di minuti il nuovo entrato pareggia, e poco oltre si procura un rigore ineccepibile, facendo espellere il portiere dell’Arsenal Szczesny e ristabilendo la parità numerica.

Sul dischetto si presenta Karagounis, di fronte a lui Tyton, estremo difensore del Psv: il primo ha sempre segnato in gare d’esordio agli Europei, il secondo è entrato a freddo. Gli Dèi del pallone hanno fantasia e il penalty viene respinto dal numero 22 polacco.

La Grecia ci crede comunque più della Polonia, ormai spenta e sulla difensiva, ma il resto è attesa del fischio finale.

RUSSIA- REP. CECA 4-1 – I pronostici sono spesso fatti per essere ribaltati clamorosamente e l’avvio della partita sembra poter confermare questa legge non scritta: a Wroclaw i bianchi caricano a testa bassa, guidati dall’esperienza di Rosicky in mezzo al campo, provano ad imbrigliare i russi facendo girare molto la palla, costringendoli ad un gioco cui non sono abituati, i lanci lunghi.

Ma Baros è troppo isolato, la fase difensiva inesistente e la Russia, oltre a reggere bene dietro, è cinica, veloce e spietata con la sfera a pelo d’erba. Lo sviluppo inevitabile porta al vantaggio firmato Dzagoev, alla prima occasione, bravo a sfruttare una respinta del palo, infilando Cech con un destro potente e preciso.

I limiti della Repubblica Ceca si vedono tutti e pochi minuti dopo arriva il raddoppio, facile facile, firmato Shirikov. Ad inizio ripresa la compagine guidata da Bilek trovano la rete che riaccende le speranze, grazie ad una bella giocata di Pilar che sfrutta l’unica disattenzione della retroguardia rossa.

Ma è un fuoco di paglia, perché grazie ad un altro centro di Dzagoev e al sigillo di Pavlyuchenko, la Russia scrive la parola fine sull’incontro, dando un segnale forte a tutti quanti: il gruppo di Advocaat gioca bene e convince, in ogni reparto. Lo stesso tecnico ha detto, prima del fischio d’inizio, di auspicare addirittura la finale.

Non sembra un’ipotesi strampalata.

E se Toto’ lasciasse per davvero?


Scalpore hanno creato le dichiarazioni dell’attaccante dell’Udinese Antonio Di Natale rilasciate nel ritiro di Coverciano con la nazionale di Prandelli.

Il cannoniere ai vertici ormai da qualche anno delle classifiche dei bomber in Italia dice di avere un pensiero ricorrente negli ultimi tempi ed annuncia che nonostante il contratto con la squadra fiuliana lo leghi ancora per un’altra stagione, dopo il mese di giugno dedicato agli europei, potrebbe lasciare definitivamente il calcio. 
Nel frattempo da battaglia ai suoi compagni di reparto nel club Italia, ci tiene all’occasione della rassegna europea per dimostrare il suo valore, che sarà la terza nella sua carriera, Balotelli e Cassano sono avvertiti.

Gli addii annunciati non sono peraltro cosa nuova nel club bianconero, visto che mister Guidolin, subito dopo aver conseguito l’ammissione ai preliminari di Champions, aveva dichiarato che non era in grado di confermare il proprio impegno sulla panchina a causa di una tensione accentuatasi nell’ultimo campionato.
Adesso a Patron Pozzo tocca il compito di sbrogliare la matassa, il miracolo Udinese non può terminare ora.

Germania niente Euro 2012? La UEFA intanto va avanti


E’ proprio la rivista tedesca Der Spiegel ad aver pubblicato la notizia che la cancelliera federale, Angela Merkel, starebbe valutando di invitare i suoi ministri a ostacolare le partite che si disputano in Ucraina, se la Timoshenko non sarà liberata per ricevere i necessari trattamenti medici. “L’Europeo 2012 si giocherà alle date previste in Ucraina. Non è contemplato alcuno slittamento del torneo”. Questo invece è quanto dichiarato dalla Uefa dal responsabile in Ucraina Martin Kallen.
In serata si è  diffusa la voce che la nazionale tedesca possa addirittura disertare la competizione mentre in merito alla possibilità di ritardare il torneo di un anno, è totalmente da escludersi così come che si possa rinunciare all’Ucraina come paese ospitante per disputare le partite in un altro stato in quanto il tempo a disposizione per una scelta del genere è scarso.

Questi i precedenti boicottaggi avvenuti nella storia del calcio.
Europei 1960 – La nazionale della Spagna franchista, nei quarti di finale, si rifiutò di giocare in Unione Sovietica.

Dopo il 1974 – Le nazionali dei Paesi arabi aderenti alla Afc (la Federcalcio asiatica) si rifiutarono di giocare contro la selezione israeliana.

Johan Cruijff – Nel 1978 si rifiutò di giocare il Mondiale di calcio nell’Argentina sottoposta alla dittatura militare dei generali.

Europei 1992 – Non un vero boicottaggio, ma non si può dimenticare l’esclusione della Jugoslavia in seguito agli sviluppi della guerra nei Balcani. Al suo posto fu ammessa la Danimarca, che poi vinse il torneo in Svezia. Fatto reso ancor più incredibile che i giocatori convocati erano già in vacanza.