Leonardi: per Donadoni è pronto il rinnovo a Parma

Sconfitto con un secco 2-0 domenica scorsa a Catania, il giovane Parma non sta per ora confermando le attese e con solo 6 punti in classifica è invischiato nei bassi fondi. Tuttavia  l’amministratore delegato Pietro Leonardi non vede problemi fra la società ed il tecnico Donadoni ma anzi , attraverso le parole pubblicate sul sito ufficiale del club emiliano vuole dimostrare tutta la fiducia:  “Domenica la squadra ha fatto un passo indietro  ma su sette partite ne ha sbagliata una: ci farei la firma per una andamento del genere a fine stagione. Fermo restando che ho la massima fiducia nel gruppo e nello staff, bisogna migliorare in fretta una cosa fondamentale: è un campionato livellato e gli episodi la fanno da padrone, quindi, ripeto, ci vuole un po’ più di attenzione e un pizzico di fortuna per sfruttare meglio queste situazioni. I tifosi sono preoccupati? Io per primo domenica sera non ho dormito perché ero amareggiato”.

Per Donadoni poi massima fiducia ed anzi il rinnovo è cosa praticamente fatta: “E’ una soddisfazione rinnovare un contratto all’allenatore dopo una sconfitta, perché noi siamo soddisfatti del suo lavoro. E il lavoro si valuta tutti i giorni. E’ la persona giusta al posto giusto con le caratteristiche giuste, siamo a buon punto per il rinnovo e la prossima settimana il presidente Ghirardi avrà l’onore di annunciare il rinnovo”, ha chiosato Leonardi.

Il Parma aggiunge un altro tassello : Benalouane dalla Romagna all’Emilia

Dopo la partita di Coppa Italia contro il Crotone con il Cesena, Yohan Benalouane ha lasciato la squadra bianconera per trasferirsi al Parma. Ecco il comunicato ufficiale: “Il Parma Fc comunica di aver acquisito a titolo temporaneo con diritto di opzione per l’acquisizione del 50% delle prestazioni il difensore Yohan Benalouane. Il giocatore già nella giornata di ieri era a disposizione di mister Donadoni a Collecchio per la seduta di allenamento.

Daniele Conti con le valigie in mano: Genoa e Fiorentina pronte all’assalto

 

E’davvero possibile l’addio al Cagliari da parte del suo capitano di lungo corso,  Daniele Conti? Pare una notizia assurda, priva di fondamento, unicamente alimentata dalle dichiarazioni del presidente Cellino, che in un’intervista ha delineato l’ossatura della squadra per il prossimo futuro: “Il gruppo sarà costruito intorno ad Astori, Pinilla, Nainggolan, Pisano ed Eriksson…”. E Conti? Non viene menzionato e non parla;  tuttavia le voci, anche insistenti, ci sono: Fiorentina e Genoa rizzano le orecchie, perchè il centrocampista rossoblu, seppur non di primo pelo (è classe 1979), ha ancora mercato. Anche in questo caso nè il giocatore nè la società commentano.

Conti ha sempre avuto estimatori in giro per l’Italia. La differenza però l’hanno sempre fatta la sua totale sintonia con la società ed il suo amore per la città, nonché l’empatia con la gente, con i tifosi.

Qualcosa però si è rotto, tempo fa: le incomprensioni con Bisoli prima e con Donadoni poi. Adesso anche la cessione di Agostini, vice capitano e  altra bandiera del club isolano, come Daniele. Tanti piccoli episodi che possono far pensare ad un rapporto giunto all’epilogo.

 

Valiani sulla strada per Siena, il Parma ci pensa

 

il Siena avrebbe contattato il Parma per avere informazioni a proposito di Francesco Valiani: il centrocampista toscano sembra dunque obiettivo  dei Mezzaroma, che anche in settimana dovrebbero risentire nuovamente i ducali per ampliare gli eventuali margini sulla strattativa. Il giocatore al momento resta in attesa di sviluppi, orecchie tese; l’eventuale trasferimento, che lo riporterebbe nella sua Toscana, non sembra una missione impossibile.

Ciao Piermario

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Gli sguardi vagano, indugiano nell’aria della chiesa gremita. Gli occhi di Ciro Ferrara, Donadoni, Colantuono e molti altri sembrano specchiarsi nell’assenza di risposte; è un modo di guardare comune a tutti gli esseri umani, di fronte a fatti più grandi di noi, che ci costringono a sondare terreni poco avvezzi alla quotidianità.

Gli sguardi si alzano appena per poi tornare bassi, mentre la musica avvolge la chiesa ed inizia la cerimonia per l’ultimo saluto terreno a  Morosini.

Fuori, nella piazza di Monterosso antistante la chiesa, centinaia di persone assistono davanti a tre schermi giganti, perché l’affetto e la commozione hanno richiamato qui una folla prevista, ma non scontata: non ci sono curiosi, solo una comunità unita nel ricordo di “uno di loro”. E’ strano vedere gli ultrà più integralisti dell’Atalanta con gli occhi lucidi – qualcuno racconta di alcuni tra questi davvero devastati dal lutto.

Il primo a parlare è lo zio materno, che dal pulpito legge un passo delle sacre scritture e poi si defila, con la discrezione degli umili. Più avanti lo si vedrà inginocchiarsi accanto al feretro del nipote, con lo stesso riserbo di poco prima.  Padre Manenti, che ha visto crescere Piermario, usa parole dolci e delicate, non retoriche o di circostanza: non è soltanto un prete, è soprattutto un Uomo.

“La Fede è cosa da uomini e tu lo eri, sei venuto dalla terra e nella terra sei rimasto ben radicato,” dice commosso, “ Mario raccontava di avere più grazie da dire che recriminazioni da fare, pensando alla propria vita.”

Lacerano qualcosa dentro concetti come questo.

Siamo disarmati, senza punti di riferimento forse, ma non persi e non senza speranza; è il bello della nostra fragilità.

Poco prima del termine, c’è tempo per una delle canzoni preferite da Morosini, “Non è tempo per noi” di Ligabue, cantata a tre voci, davvero molto suggestiva ed evocativa; tutta la chiesa si unisce in un battito di mani struggente. Moro era un sentito fan del Liga, presente all’ultimo grande evento di Campovolo a Reggio Emilia, l’estate del 2011.

Quando la bara sfila tra la gente al termine della messa, è impossibile trattenere le lacrime; si stemperano soltanto un po’ nel lungo applauso che avvolge l’aria e che dona qualche folata di calore umano. Compassione e misericordia.

Il grande circo del pallone dovrà proseguire, ci farà presto dimenticare le immagini più dolorose sostituendole con l’esultanza dei goal, i trofei sollevati, il fiato trattenuto prima di un calcio di rigore.

Ma non potremo e non dovremo mai dimenticare i sorrisi di quelli che sono andati altrove, a giocare in modo diverso, sereni ed in pace casomai.

Come Meroni, Mero, Morosini e i tanti meno o per niente famosi, ma tutti uniti in una infinita ed eterna passione.