Il Palermo ha scovato un potenziale fenomeno: Paulo Dybala

E adesso non chiamatelo campione. Sia chiaro: Paulo Dybala le stimmate del fuoriclasse ce l’ha, e la doppietta (dedicata al papà che non c’è più) messa a segno ieri pomeriggio contro la Sampdoria, è solo il biglietto da visita di una prestazione di altissimo livello per un giocatore che il prossimo 15 novembre compirà 19 anni. Miglior regalo non si sarebbe potuto fare.
Fin dai primi minuti di gioco il talento argentino ha fatto capire che in Serie A può starci eccome. Corsa, dribbling, sacrificio, ma soprattutto una visione della porta come pochi.
Ad ogni minima occasione il piccolo Paulo ha provato a superare il portiere doriano Romero, che dopo un paio di interventi interessanti si è dovuto inchinare alla maggiore voglia – e classe – del connazionale. La palla adesso passa a Gasperini, che dovrà vestire contemporaneamente i panni di allenatore e psicologo per provare a non caricare di troppe pressioni le spalle ancora strette dell’attaccante ex Instituto de Cordoba.

A voler essere onesti, molti meriti di Dybala andrebbero condivisi con Franco Brienza. Il sempreverde trequartista di Cantù anche ieri ha mostrato uno stato di forma invidiabile a dispetto dell’età. Trentatre anni e non sentirli. I suoi due assist per Dybala, invece, sono stati sentiti eccome dalla difesa della Sampdoria, che dopo la resistenza a oltranza nel primo tempo è crollata nella ripresa  come un castello di carte. Ciro Ferrara aveva studiato la partita che il Torino aveva disputato al Renzo Barbera poche settimane fa, ma non è riuscito a ripetere l’impresa della squadra di Giampiero  Ventura. I motivi sono sostanzialmente due: la Sampdoria non è squadra come il Torino, e soprattutto Ferrara non è un maesto della tattica come il collega granata. Troppa poca roba la Samp, per impensierire un Palermo affamato di punti e supportato a gran voce dai pochissimi tifosi che hanno sfidato il forte vento che soffiava ieri sulla città per assistere alla partita. Per la serie: pochi ma buoni.

Continuando con le note liete, ci sembra doveroso citare la prestazione della difesa rosanero. E’ inutile negarlo: con Massimo Donati al centro del pacchetto arretrato è tutta un’altra storia. Von Bergen può giocare più tranquillo, senza preoccuparsi delle eventuali sbavature dei compagni di reparto, e lo stesso Munoz ieri si è dimostrato un gigante confermando l’evoluzione tattica iniziata dall’arrivo in panchina di Gasperini. Una convergenza evolutiva che non coinvolge, almeno finora, Josip Ilicic. Anche ieri il talento (sì, il talento) sloveno non è riuscito a incidere più di tanto sulla partita. Troppi tocchi sbagliati per un giocatore dotato della sua classe; tanti uno-due da pagina uno del manuale del calcio (citando José Altafini) buttati alle ortiche; ma soprattutto tante conclusioni sbilenche e un’occasione scandalosa a pochi passi da Romero sprecata calciando in curva Sud. E l’attenuante del destro, suo piede debole, in Serie A può reggere fino a un certo punto.

Il Palermo è malato: ha la pareggite. Ma le cure ci sono…

 

 

 

 

 

 

Il Palermo ha la pareggite. I sintomi sono chiari: tre pari consecutivi contro Genoa, Torino e Siena. A preoccupare non sono le prestazioni, in netta crescita dall’arrivo di Gian Piero Gasperini, ma l’astinenza da gol. Anche ieri, contro la formazione allenata da Serse Cosmi, i rosanero si sono infranti contro il muro della difesa senese, discreta ma non composta propriamente da fenomeni.

Il problema è presto individuato. Il 3-4-2-1 impostato dal tecnico di Grugliasco permette un possesso palla agevole nella propria metà campo, una gestione del pallone piacevole, al quale tra l’altro il Palermo non aveva abituato nelle passate gestioni. Le magagne arrivano dalla trequarti in su, dove il fraseggio nello stretto si trasforma in una ragnatela di passaggi prevedibili e poco incisivi. Il tridente “leggero” composto da Ilicic, Brienza e Miccoli è tecnicamente formidabile sulla carta, ma penalizzante in termini di apertura del gioco.

Gli esterni, ieri Morganella e Mantovani, non hanno avuto possibilità di arrivare sul fondo perché di fatto non hanno punti di riferimento in area ai quali passare il pallone. Non a caso, contro il Siena Gasperini ha dovuto rivedere le sue gerarchie dando spazio a Igor Budan, gigante croato che finora non aveva mai avuto la possibilità di mostrare il suo valore. Ottima l’idea, ma sbagliata la tempistica: sei minuti più recupero non sono sufficienti per cambiare passo e adattare la manovra a un giocatore con caratteristiche così diverse dal capitano Miccoli.

Tuttavia, l’altra faccia della medaglia racconta di un Palermo che nelle ultime quattro partite ha subito solo due reti. Un Palermo alla Sannino, verrebbe da dire, ma che ha trovato il suo equilibrio grazie all’idea geniale di Gasperini di arretrare Massimo Donati sulla linea dei difensori. Qualità, forza ed equilibrio, oltre alla possibilità di ripartire l’azione da dietro: l’ex Bari si è trasformato nel  problem solver della difesa. E a questa trovata devono dire grazie anche Munoz, cresciuto in termini di affidabilità, e il “muro” Von Bergen (a proposito, grazie Perinetti per averlo portato a Palermo).

Occhio però ad esaltarsi troppo. Il calendario non lo permette. Il Palermo infatti ha già giocato contro tutte le squadre al suo livello, e a partire da martedì avrà di fronte una serie di scontri contro formazioni di prim’ordine. Milan, Roma e Sampdoria sono squadre che lottano per obiettivi diversi da quelli dei rosa. E allora sì che sarà importante testare la nuova solidità difensiva.

Palermo: a Genova senza Brienza e Mantovani, ma con un Miccoli in più. Oppure no?

Partiamo dalle note dolenti: oltre allo squalificato Franco Brienza, domani sera contro il Genoa il Palermo dovrà fare a meno di Andrea Mantovani, fermatosi questa mattina nel corso della rifinitura. Un brutta tegola per i rosa, che perdono un elemento d’esperienza in difesa, oltre che una valida alternativa sulla fascia sinistra di centrocampo. Le scelte di Gian Piero Gasperini in quel settore a questo punto dipendono dal tipo di partita che il Palermo vorrà disputare al Marassi. Luigi Giorgi è in pole, dopo la grande prova di domenica scorsa contro il Chievo. L’alternativa è Santiago Garcia, ma l’inserimento dell’argentino denoterebbe una netta presa di posizione, col Palermo che andrebbe a Genova prima di tutto per non prenderle. La scelte dell’uno o dell’altro, poi, causerebbe un ulteriore dubbio amletico: Miccoli o Hernandez in attacco?

La logica vorrebbe il capitano in campo dopo i tre gol e mezzo segnati domenica, ma anche le ovvietà devono scontrarsi con il modus operandi degli allenatori. E i precedenti in trasferta del Gasp contro Atalanta e Pescara vedono Hernandez preferito a Miccoli. In realtà il mister di Grugliasco ha lasciato intuire il suo pensiero nella conferenza stampa della vigilia: “Miccoli ha sempre giocato, in un modo o nell’ altro. In tutte le squadre gli attaccanti sono soggetti a turnover, e poi i giocatori possono essere decisivi anche partendo dalla panchina”. Parole mistificate da un pizzico di pretattica che non guasta mai. Su Giorgi, poi: “Il paragone con Marco Rossi ci può stare. Sono due giocatori duttili, anche se il genoano ha caratteristiche più difensive”. Come a voler dire: abituatevi a vederlo sulla linea dei trequartisti, piuttosto che a centrocampo.

Il tono della conferenza cambia, lasciando spazio alle certezze, quando si parla della presunta lite con l’ad Pietro Lo Monaco dopo la vittoria col Chievo. “A differenza di Lo Monaco io non riesco a riderci su – ha dichiarato seccamente Gasperini -. Le voci sono totalmente inventate e mi hanno fatto arrabbiare molto. Con lui c’è piena identità di vedute non solo sul Palermo. Mi sento tutelato”. Con chi c’è qualche divergenza, invece, è lo sloveno Josip Ilicic, che solo ieri aveva parlato di obiettivo Europa: “E’ un buon segnale perché vuol dire che c’è fiducia. Ma non dobbiamo parlare di classifica – ammonisce il tecnico -, dobbiamo pensare partita dopo partita”.

Intanto oggi allo stadio Renzo Barbera è arrivata un’ospite d’eccezione. Si tratta della Champions League, la mitica coppa dalle grandi orecchie che ha fatto tappa a Palermo nell’ambito di un tour che sta attraversando le principali città italiane. A fare gli onori di casa c’erano Pietro Lo Monaco e Fabrizio Miccoli. Dopo aver posato accanto al trofeo insieme a due campioni del passato nonché ambasciatori dell’Uefa, Angelo Di Livio e Pedrag Mijatovic, il capitano si è lasciato andare anche a qualche dichiarazione: “Ho avuto la fortuna di giocare la Champions – ha detto – ed è stata un’emozione unica. Ormai posso giocare solo quella asiatica…”. Ma i tempi di Fabrizio-San sono ancora lontani. Il capitano ha ancora tanto da dare al Palermo e al calcio italiano. La Cina non è poi così vicina.