Milan e Inter: San Siro è una terra straniera

 

Come nell’anno di (dis)grazia 1985. Precisamente dal 6 novembre al 22 dicembre.

7 gare senza espugnare le mura amiche: Milan e Inter si ritrovano, una volta tanto, unite in un comune destino; certamente non il più roseo, ça va sans dire.

La banda di sta legittimando nuovamente il titolo del proprio inno, perchè c’è molto di “pazzo” nel suo presente, specialmente nella lettura della sfida acciuffata per i capelli ieri sera, grazie all’(a)Yuto di Nagatomo.

Il Diavolo, di “Pazzo” ha qualcos’altro: l’ex attaccante – guarda caso – del Biscione, che ad oggi ha messo a segno la totalità delle reti rossonere; il che la dice lunga sul momento del Milan, considerando che nel parco attaccanti Pazzini è arrivato come ripiego o quasi.

L’Inter tuttavia ha un progetto più chiaro e delineato rispetto a quello dei cugini e questo aspetto garantisce un collante maggiore tra presidenza, tecnico e tifosi; la pazienza, dalle parti della Pinetina, è ancora merce in produzione.

Al contrario, in Via Turati sembra essere rimasto soltanto a vestire i panni del pompiere, lo dimostra l’ormai nota “chiacchierata” tra e Filippo . Il club che ha fatto della comunicazione una mission societaria e che ha sempre garantito il quadrato intorno ai casi più spinosi riguardanti i propri dipendenti, ora si trova vulnerabile in modo allarmante. Il deficit in campo, viene da pensare sia soltanto una conseguenza.

A parità di “progetto giovani”, è fin troppo chiaro che quello voluto da è un pezzo più avanti: anch’esso è nato da una crisi e non ha ancora automatismi super rodati, ma gli è stata subito fornita la manodopera necessaria per gettare le fondamenta, mentre a Milanello sembrano esserci più ingegneri che operai.

La cartina tornasole non potrà essere il derby del prossimo 7 ottobre, ma difficilmente non lascerà un segno profondo.