Buffon sbaglia, sorride il Milan

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“Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, cantava De Gregori nella sua Leva calcistica del ’68. Gianluigi è nato giusto dieci anni dopo e non tira i calci di rigore, li para. Ieri sera il suo errore con i piedi, per eccesso di sicurezza nel controllo di palla su retropassaggio, ha riaperto virtualmente la corsa , ma non lo si può condannare per questo.

Se la Juventus a 180 minuti dalla fine del campionato si trova in vetta contro ogni pronostico, certamente lo si deve anche a lui, che da vero uomo si è preso sulle spalle la responsabilità del goal chiedendo scusa allo stadio intero ed al popolo juventino tutto.

Gli Dèi del calcio hanno il senso dell’umorismo: fu proprio Gigi ad essere protagonista in negativo nell’episodio della rete fantasma di durante la gara di ritorno contro il , negando di aver visto la palla entrare e affermando candidamente che se anche fosse stato, non lo avrebbe detto. Forse, da Juve-Lecce in poi, i conti torneranno un po’ di più. Con buona pace di Massimiliano .

E’ SUCCESSO L’IMPONDERABILE – è incredulo: “E’ capitato qualcosa di inimmaginabile, un errore di un portiere come Buffon contro un avversario in 10. C’è rammarico ma il calcio è fatto così.” Poi riprende il solito piglio: “Questo è il momento di crescere ancora: se saremo bravi a fare 6 punti lo scudetto sarà meritato, altrimenti faremo i complimenti a chi ci insegue.” Certo è che i bianconeri hanno mostrato la solita supremazia di condizione atletica e di gioco, ma hanno fatto un passo indietro sul piano della realizzazione; troppe le occasioni sprecate (due volte Vidal, Quagliarella e Matri) come accadde nei momenti della “pareggite”, quando il Milan era ancora davanti e ringraziava.

Il Lecce da parte sua non ha rubato niente, ha saputo approfittare di uno svarione a fine gara pareggiando l’iniziale vantaggio di , ha sempre tenuto la testa fredda (Cuadrado a parte, giustamente espulso per somma di ammonizioni) e si è confermata squadra ben allenata e ben messa in campo. La salvezza è più lontana – il Genoa che rialza la testa battendo 2-1 il Cagliari complica il cammino dei salentini – ma la matematica tiene vive le speranze.

IL DIAVOLO RINGRAZIA – Allegri e la sua banda sorridono e fanno l’inchino: “Siamo pronti, ci crediamo ancora, in fondo sapevamo che poteva accadere.” Così e lo stesso tecnico commentano i 2 punti rosicchiati alla Vecchia Signora, glissando un po’ sulla prestazione della squadra. Già, perché la vittoria contro l’Atalanta non è una dichiarazione di guerra a distanza, anzi, fino al pareggio di a Torino i rossoneri hanno confermato la svagatezza delle ultime gare: a parte i primi 8 minuti impreziositi dal goal di Muntari, sono apparsi prevedibili, indolenti, poco reattivi (Ibra su tutti). I bergamaschi dal canto loro si sono presentati a San Siro con la pancia giustamente piena, non dovendo chiedere niente di più a questa stagione.

Come detto, le buone notizie dallo Juventus Stadium hanno riacceso l’agonismo e negli ultimi scampoli di partita il Milan ha trovato il raddoppio di Robinho.

E ADESSO VIENE IL BELLO – Gli Dèi del calcio non smetteranno di farci qualche sorpresa, proprio adesso che la trama s’infittisce con un copione degno di un thriller: in questa lotta senza respiro s’inserisce la terza incomoda, l’, che dopo lo scivolone di Parma (sconfitta 3-1) affronterà il derby con la consapevolezza di dover fare bottino pieno se non vuole salutare il sogno Champions.

In caso di trionfo, vedrebbe festeggiare gli odiati e storici rivali piemontesi; inchinandosi al Milan, potrebbe contribuire attivamente al  19° scudetto dei cugini. Dilemma amletico e scomodo per il popolo nerazzurro.