Perche’ non rimanga solo cenere

Ventiquattro ore senza calcio, senza il passatempo preferito degli italiani, che fa disperare o sorridere milioni di tifosi, esperti, qualunquisti, commissari tecnici improvvisati.

La morte di un ragazzo, 25 anni come il suo numero di maglia ci ha senza dubbio colpiti, e polemiche si sono scatenate nell’immediato: soccorsi non immediati a causa di un parcheggio errato, la mancanza di un (che bisogna comunque saper usare) e subito una miriade di osservatori che davanti alla TV, vedendo le immagini, si sono trasformati in cardiologi, o infermieri arrivando a sentenze definitive, senza nulla conoscere della realtà.

Poi la vita di questo sfortunato Uomo, e solo dopo giocatore, una volta diventata pubblica, ci ha fatto sentire genitori o fratelli, pensando a quella povera persona che rimarrà sola per il resto dei suoi giorni, oltre modo appesantiti dalla condizione sfortunata in cui vive. Perchè le parole spese abbiano un senso, ed il silenzio del pallone non costituisca unicamente un intralcio, come le vicende di stamattina in Lega fanno pensare, si attivino Federazione e società perchè il calcio minore, quello dei giovani e dei dilettanti puri, sia sempre disputato nelle migliori condizioni di sicurezza possibili.

Solo allora sabato pomeriggio sarà stato l’inizio di qualcosa di nuovo e non un semplice fatto di cronaca.