E Maradona sogna una panchina: il Napoli


In un intervista rilasciata al settimanale L’Espresso, il campione argentino dichiara il suo amore per il popolo partenopeo e non nasconde il desiderio di tornare alle pendici del Vesuvio con un altro ruolo, quello di allenatore.

“Nel mio cuore c’è l’azzurro del Napoli. E il Napoli vinceva e, ancora oggi, batte la Juve. E poi i tifosi napoletani sono una forza della natura”, afferma Maradona, che attualmente si trova impegnato ad allenare ad Abu Dhabi.
Un accenno poi alle vicende legate alla questione tasse non versate che da anni rendono problematico il suo rientro in Italia.”Tutte le sentenze dal 1992 dimostrano che non ho mai evaso un euro, eppure sono stato umiliato in tutto il mondo. Solo perché mi chiamo Maradona e perchè, evidentemente, mi considerano un po’ napoletano”.

“Io ero solo un dipendente di Ferlaino e della società sportiva Calcio Napoli – si difende l’ex Pibe de Oro – se il mio presidente, come dice anche la giustizia italiana, ha sempre pagato bene le tasse per i giocatori e non ha mai imbrogliato, come potrei averlo fatto io da solo che all’epoca avevo appena 25 anni? Questo dicono tutte le sentenze”.

Infine Diego esprime un parere anche sulla spinosa questione calcioscommesse: “Nei miei anni c’era un altro calcio. Si giocava con i piedi e la testa, collegati al cuore. Si rideva, si esultava e si piangeva. Ora troppi giocano con le carte e con il denaro, inquinando lo sport. Maradona scendeva in campo solo per la gioia di giocare e per fare festa con i tifosi – dice di sé l’attuale allenatore dell’Al Wasl – il pallone è tondo si può vincere o perdere, ma non va mai toccato con i soldi. Solo con i piedi, con la testa e con una mossa alla Maradona. Se qualcuno mi chiese mai di vendere una partita del Napoli? Mai. Li avrei presi a calci. Non si possono deludere i tifosi, che si sacrificano e piangono per te. E poi questo scandalo fa male troppo ai bambini, che sognano i campioni. Io giocavo col cuore e pensando a Dio, ma ora spetta ai dirigenti controllare. Ai miei tempi c’era solo il Totocalcio, oggi invece ci sono troppi giochi e scommesse di tutti i tipi. Quanta confusione. Ci sono tanti campioni bisogna far rispettare le regole e liberare il calcio da altri interessi”.

Nozze d’argento per il Napoli!


Data storica quella del 10 maggio per i tifosi del club azzurro partenopeo. 25 anni orsono il Napoli trionfò per la prima volta nel campionato di calcio, guidato in panchina da Ottavio Bianchi, un uomo del Nord calatosi nel condottiero silenzioso di un gruppo che vedeva con la camiseta numero 10 il fuoriclasse per eccellenza del calcio , Diego Armando Maradona.

In uno stadio San Paolo stracolmo, i partenopei impattarono per 1-1 contro la Fiorentina, il cui goal del pareggio fu segnato da un altro numero dieci epico, Roberto Baggio, allora appena rientrato da un gravissimo infortunio che lo aveva fermato per quasi un anno. Seconda classificata fu la Juventus, che vide l’abbandono, al termine di quella stagione, delle scene calcistiche di Le Roi Michel Platini, a soli 32 anni.

Finirono nella serie cadetta Brescia, Atalanta ed Udinese, in quell’occasione penalizzata di nove punti nell’ambito dello scandalo calcioscommesse.
Il Napoli vinse anche la Coppa Italia, disputata in due partite di andata e ritorno contro l’Atalanta.

Alle pendici del Vesuvio iniziò così un ciclo vincente che ebbe termine con la vittoria del secondo ed ultimo scudetto nel 1990 e che vide la nascita del trio Ma-Gi-Ca , Maradona – Giordano – Carnevale,  anticipatori dei tre tenori attuali.

La rosa era la seguente:
Portieri – Garella, Di Fusco
Difensori – Bigliardi, Bruscolotti, Ferrara, Ferrario, Filardi, Renica, Volpecina, Carannante, Marino
Centrocampisti – Bagni, De Napoli, Romano, Sola, Celestini, Caffarelli, Muro
Attaccanti – Carnevale, Giordano, Maradona, Puzone