Verona: sasso contro il bus della squadra nel dopo-gara

Un atto violento, compiuto ”da qualche delinquente, il calcio non c’entra”: sono state le prime parole del tecnico dei veronese Andrea Mandorlini, in merito all’episodio che è stato vissuto dai componenti del team scaligero ieri sera quando, durante il tragitto in tangenziale, i vetri dell’autobus sono andati in frantumi a causa di alcuni sassi lanciati da teppisti appostati dalla parte opposta della carreggiata.

”Poteva davvero finire male. Soprattutto per il nostro autista”. ”Andavamo abbastanza forte perché eravamo già in tangenziale e un sasso ha colpito il vetro sulla sinistra. Ma se lo prendeva prima per l’autista sarebbero state conseguenze molto serie”. ”Onestamente – ha concluso il tecnico del Verona – non mi va nemmeno tanto di parlare di questo episodio. Non ha nulla a che vedere con lo sport, e’ un atto violento, compiuto da qualche delinquente, il calcio non c’entra”.

La squadra ha pernottato nella Capitale per poi fare rientro oggi in città con il treno. Riguardo i tifosi che hanno assistito al match in trasferta, le forze dell’ordine non hanno registrato alcun episodio di violenza.

Dopo il Livorno perde anche il Verona: il Sassuolo allunga verso la A. Mandorlini verso l’esonero?

Una giornata favorevole al Sassuolo quella del campionato di serie B che si è appena chiusa con l’inaspettata sconfitta del Verona nel posticipo di Novara. Gialloblu sconfitti per 1-0 grazie a un goal di Pesce realizzato a inizio ripresa.

Grazie alla sconfitta ieri pomeriggio del Livorno, 1-2 in casa contro il Modena, si avvantaggia forse definitivamente il Sassuolo anche ieri vincitore ed oramai ad un passo dalla promozione in serie A.

Sempre più accesa la lotta per i playoff grazie al Varese che è riuscito a strappare un prezioso punto contro la Juve Stabia. In coda vittoria importantissima per il Vicenza che vince anche a Brescia e riaccende la speranza per la salvezza. Situazioni disperate in casa Grosseto e Provercelli.

Da segnalare come con la sconfitta odierna si aggravi ulteriormente la situazione del tecnico veronese Mandorlini: già in settimana si erano rincorse voci di una possibile sostituzione per la deludente prestazione del campionato veronese. Dopo la sconfitta odierna l’ipotesi esonero del tecnico si fa ancor più pressante.

Squalifica a scopo educativo per Mandorlini

Sentenza unica per il tecnico del Verona Andrea Mandorlini in seguito alle dichiarazioni espresse nei confronti della città di Livorno prima della gara dello scorso autunno: la Commissione Disciplinare del Settore Tecnico, alla quale era stato deferito dal Procuratore Federale dopo le frasi pronunciate lo scorso 20 ottobre, gli ha inflitto una squalifica fino al 31 gennaio 2013 oltre ad un’ammenda di 20.000 euro.

Ad esso però si è aggiunta, sempre su proposta della Disciplinare e “accettata dalla controparte con il pieno consenso della Procura federale”, a Mandorlini è stata inflitta un’ulteriore sanzione: dopo aver scontato la squalifica, nelle interviste pre e post partita dovrà fare dichiarazioni di credere nel rispetto dei valori sportivi, almeno per le 7 successive gare effettive di campionato.

Inter – Verona 2-0: il tabellino e le interviste

Le interviste dei due allenatori ai microfoni della Rai appena dopo la fine dell’incontro.

Stramaccioni:  “Credo che il Verona fosse messo bene in campo inizialmente, era molto chiuso. Noi avevamo costruito qualcosa con Alvarez e Palacio, poi nella ripresa abbiamo trovato due gol e creato anche tante altre occasione. Poi, si sa, l’Inter se non chiude con un po’ di vivacità non è contenta. La prova di Palacio portiere? Lo terremo in considerazione per il ruolo, si è comportato benissimo”.

Mandorlini: Abbiamo commesso troppi errori davanti alla porta, potevamo fare meglio nella ripresa quando loro sono rimasti in dieci ma siamo comunque contenti di aver fatto una grande partita. Sogno finito ma cui abbiamo creduto fino alla fine, i nostri obiettivi sono altri”.

Inter (3-4-1-2): Castelazzi; Silvestre, Chivu, Juan Jesus (10′ st Zanetti); Jonathan, Duncan, Mariga (1′ st Guarin), Nagatomo; Alvarez; Palacio, Cassano (30′ st Pereira). A disp.: Belec, Di Gennaro, Ranocchia, Benassi, M’Baye, Gargano, Bessa, Livaja, Milito. All.: Stramaccioni

Verona (4-3-3): Rafael; Abbate, Moras, Maietta, Albertazzi (36′ st Cocco); Jorginho, Bacinovic, Hallfredsson; Gomez (1′ st Carrozza), Cacia, Grossi (8′ st Bojinov).
A disp.: Berardi, Andrade, Houston, Ceccarelli, Crespo, Owusu, Calvetti. All.: Mandorlini
Arbitro: Rocchi

Marcatori: 5′ st Cassano (I), 9′ st Guarin (I)

Ammoniti: Bacinovic, Hallfredsson, Cacia (V); Silvestre, Guarin, Alvarez (I)

Sassuolo – Modena : i precedenti

Quattro soli i derby modenesi al Braglia quando in casa giocano i neroverdi, da quando cioè gli uomini di Patron Squinzi hanno raggiunto la cadetteria. Bilancio positivo per il Sassuolo, con una vittoria per 3-0 il primo match disputato in assoluto nella stagione 2008-09, quando sulle rispettive panchine sedevano Mandorlini, ora  al Verona, e Daniele Zoratto.

Doppietta di Noselli ed una rete in pieno recupero di Zampagna decretarono il successo neroverde; nella storia seguono poi tre pareggi, di cui uno per 1-1 e due per 0-0.

Palermo fuori dalla Tim Cup… Per fortuna!

Forse è stato meglio così. La sconfitta casalinga per 2-1 contro il Verona, costata al Palermo l’eliminazione dalla Tim Cup, non deve essere presa come un cataclisma, ma come una vera e propria manna dal cielo. La rosa a disposizione del tecnico Gian Piero Gasperini, infatti, non sarebbe mai stata in grado di competere su due fronti, e avrebbe tolto solo energie fisiche e mentali al campionato per ritardare di un mese l’inevitabile: ovvero l’eliminazione contro l’Inter, virtuale avversaria agli ottavi di finale della competizione. Giusta, da questo punto di vista, la decisione di schierare dal primo minuto le seconde linee, appellativo odiato dall’ad Pietro Lo Monaco, ma che rispecchia fedelmente lo status di giocatori come Milan Milanovic, Carlos Labrin, Mauro Cetto, Eros Pisano, Eran Zahavi e Igor Budan, utilizzati finora col contagocce o mai schierati dal tecnico rosanero.

Mandata giù la pillola, sarebbe anche il caso di analizzare la partita da un punto di vista tecnico. Un fatto è assolutamente incontrovertibile: il Palermo ha perso in casa contro una formazione di Serie B che nell’ultima mezz’ora ha giocato in inferiorità numerica per l’espulsione di Fabrizio Cacciatore. Fino a quel momento i rosanero erano stati padroni del campo, ma si erano dovuti scontrare contro la muraglia eretta dal Verona al limite della propria area di rigore. La squadra di Mandorlini, supportata da circa 300 supporters, è scesa sul terreno di gioco del Barbera per mettere in scena l’atto primo dello spettacolo intitolato “L’anticalcio”. Zero rischi, zero gioco, dieci giocatori arroccati dietro la linea della palla alla ricerca della verticalizzazione improvvisa. Un copione recitato discretamente solo in qualche sporadica occasione. Per il resto, ci ha pensato il Palermo a complicarsi la vita da solo (e qui andiamo al secondo aspetto da analizzare), portandosi in vantaggio dopo soli sette minuti con Luigi Giorgi (a proposito, perché non viene schierato più spesso?), alla terza rete stagionale. Una gioia durata solo 60 secondi, giusto il tempo servito a Francesco Benussi per sbagliare un disimpegno difensivo e mettere Andrea Cocco nelle condizioni di pareggiare con una sassata di destro che si è stampata all’altezza del primo palo coperto con sufficienza dal portiere rosanero.

Nella ripresa l’inierzia della partita non è mutata di una virgola, col Palermo a caccia del punto vittoria e il Verona pronto ad attenderlo tutto rannicchiato in 40 metri di campo. La presenza in contemporanea di Massimo Donati e Nicolas Viola dal primo minuto avrebbe dovuto garantire maggiore qualità e velocità nel gioco, ma l’arma del doppio playmaker non è stata sfruttata a dovere dal Palermo, troppo lento negli ultimi 20 metri anche a causa della scarsa mobilità dei suoi giocatori offensivi, statici e costantemente in attesa del pallone tra i piedi. Resta tutto uguale fino al 74′, quando un contropiede del Verona trova impreparata la difesa del Palermo. Con tre passaggi i veloci attaccanti scaligeri si sono trovati davanti a Benussi, ma soprattutto davanti a Labrin, protagonista di un batti e ribatti che ha permesso a Cacia di scavalcare fortunosamente l’incolpevole Benussi. La partita finisce lì. Il Palermo accusa il colpo e non riesce più a incidere. A nulla sono valsi gli ingressi di Ciccio Brienza e Paulo Dybala. Anzi, proprio dal loro in campo i rosanero hanno provato a superare la difesa veronese con dei cross alti dal fondo, un tipo di giocata mai tentata con Budan in campo, ovvero l’unico giocatore capace di sfruttarla. I rosanero hanno spinto sull’acceleratore fino all’ultimo secondo, senza sortire l’effetto desiderato. Si dice addio alla Tim Cup. Adesso i fari si possono (e si devono) puntare solo sul campionato. E sotto questa prospettiva sarebbe il caso di dire che non tutti i mali vengono per nuocere.

I cori contro Morosini costano le prime denunce

Le indagini in merito all’increscioso episodio avvenuto sabato scorso al Picchi di Livorno, dove dal settore ospite una frangia di tifosi ha intonato cori irriguardosi  verso la memoria di Morosini vede i primi esiti, Infatti, sarebbero stati identificati i primi denunciati attraverso le immagini. Il questore di Livorno, Marcello Cardona, aveva preannunciato in mattinata “provvedimenti rigorosi” . Al momento sono quattro i supporter del Verona già identificati.

Gibellini su Mandorlini e il Verona: con quella squadra va in A anche il custode dello stadio

Lasciata in estate la piazza di Verona, che lo aveva visto prima in veste di giocatore negli anni Ottanta e poi ds la stagione passata, Mauro Gibellini, attualmente al Como, è tornato ancora con parole pepate sull’addio ai gialloblu e le polemiche che ha avuto con il tecnico Andrea Mandorlini.

Dagli studi di Sportitalia infatti “Gibo” ha analizzato il campionato di Serie B, che vede nel Verona appunto una delle massime favorite: “Questa squadra non può non andare in A. Sogliano ha fatto un grande mercato su una base già buona. Rimango un grande tifoso dell’Hellas e spero che possa tornare dove le compete, ovvero in A. Non centrare la promozione quest’anno sarebbe un delitto. Mandorlini? Con questa squadra va in Serie A anche il custode dello stadio…“.

 

Il Ds. Gibellini lascia Verona sbattendo la porta


Mediante una conferenza stampa da lui indetta, il d.s. del Verona, Mauro Gibellini, ha il suo addio ai gialloblù. Ecco quanto riportato da tuttohellasverona.it: “Ho sempre creduto alle assicurazioni del presidente riguardo un mio rinnovo contrattuale. Io ho sempre desiderato di rimanere a Verona per riportare l’Hellas in Serie A, purtroppo questo ora non mi e’ possibile. Al mio arrivo dissi che avevo un piano quadriennale per vedere l’Hellas nella massima serie, ci siamo quasi riusciti al secondo anno nonostante qualcuno, per interessi personali, abbia fatto passare la stagione appena passata come un vero e proprio miracolo.

Le strade di Mauro Gibellini e dell’Hellas Verona si separano, una decisione che ho preso da tempo e che sarebbe arrivata anche in caso di Serie A. Il pensiero di ricominciare un altro anno a queste condizioni mi da il voltastomaco. Non e’ possibile portare avanti un progetto con persone verso le quali provo una totale disistima. Il rapporto con Mandorlini? Non e’ esistita nessuna guerra. Qui stiamo parlando di una vittima e di un carnefice. C’è stata una decisione unilaterale da parte sua di togliermi il saluto e di non parlare più con me. Il tutto risale alla preparazione pre campionato. Tutti ricordano poi la canzone cantata da Mandorlini che ha portato una grave conseguenza per la nostra squadra, molte volte poi sono state affisse sulla bacheca degli spogliatoi frasi lesive nei miei confronti. Il giorno dopo la partita casalinga con il Pescara al campo di Sandra’ si e’ messo ad insolentirmi fino al punto di mettermi le mani addosso. Io ho cercato di mediare per il bene del Verona. Una cosa mi e’ rimasta impressa: mi disse che e’ un presuntuoso, cosa che io accosto alla stupidita’ più totale. Nell’arco della stagione mi e’ stato impedito di andare negli spogliatoi, di mangiare con i giocatori e sono continuamente arrivate interferenze in occasione delle sessioni di mercato. Mi riservo perciò il diritto, nel caso ce ne fossero gli estremi, di querelare il tecnico Andrea Mandorlini.

Il futuro? Comunico che con ogni probabilità il mio futuro sarà sul Lago di Como. Mi ha conquistato il progetto e l’entusiasmo degli imprenditori che hanno intenzione di investire nella società. Auguro a Sean Sogliano, uomo che stimo molto, di poter centrare già dall’anno prossimo il traguardo che ci e’ sfuggito quest’anno e spero in un futuro di poter tornare al Verona con un ruolo diverso, magari proprio con Sogliano”.