Serie A stregata per gli spagnoli. I tanti flop da Mendieta a Jose Mari


Campioni in Spagna e mere comparse una volta approdati in Serie A. Sono diversi gli esempi del passato di grandi flop in Italia da parte dei calciatori iberici. Il possibile arrivo in Italia del centravanti basco Fernando Llorente, corteggiato dalla Juventus, non può non far sorgere qualche dubbio sulla difficoltà dimostrata nel recente passato dagli spagnoli ad ambientarsi al nostro campionato.

Chiedere ad esempio a Sergio Cragnotti che con la sua Lazio per ben due volte cadde nella tentazione iberica con l’esuberante Ivan De La Pena nel 1998 e soprattutto Gaizka Mendieta su cui il patron biancoceleste puntò una fiche da 90 miliardi di vecchie lire nel 2001. Strappato a suon di rilanci al Real Madrid per far dimenticare ai tifosi biancocelesti la partenza di Pavel Nedved, lo spagnolo grande protagonista in Champions con il Valencia si rivelò un vero flop collezionando 20 presenze e zero gol. Anche sull’altra sponda del Tevere, la Roma ha dovuto fare i conti con il difficile ambientamento in Serie A degli spagnoli: dal giovane Ivan Helguera che passò inosservato in giallorosso nel 1997 per poi rivelarsi un perno del Real Madrid, ai recenti arrivi di Josè Angel e Bojan che lo scorso anno non sono riusciti a lasciare il segno.

Ricordi amari anche per le milanesi. Il Milan nel 1999 mise sul piatto ben 40 mld di lire per aggiudicarsi José Mari, attaccante provenienza Atletico Madrid che in tre anni in rossonero mise a segno solo 5 gol in 52 partite. Poche fortune anche per Javi Moreno, fugace apparizione al Milan nel 2001-2002 con 16 presenze e 2 gol. Grandi speranze disattese anche da parte di Francisco Farinos, onesto faticatore di centrocampo arrivato dal Valencia all’Inter nel 2000 e anche lui non riuscì a lasciare il segno in Italia.

Tornando indietro nel tempo i tifosi del Torino ricorderanno certamente le eleganti movenze in campo di Rafael Martín Vázquez, arrivato in Italia nel 1990 con grandi attese visto che era il faro del centrocampo del Real Madrid con al suo attivo 5 successi consecutivi in Liga. Talento indiscutibile, ma i ritmi del campionato italiano si rivelarono eccessivi anche per lui che non riuscì a incidere sulle sorti dei granata. Per trovare un’eccezione che conferma la regola bisogna andare ancora più indietro negli anni con Luisito Suarez che per un decennio negli anni ’60 fece le fortune dell’Inter di Helenio Herrera.

Alla scoperta di Llorente. Ha il pedigree da top player?


La pista Llorente appare sempre più calda in casa Juventus con l’a.d. bianconero Marotta pronto a formalizzare un’offerta da circa 16 milioni di euro per il centravanti iberico. Ben sotto la clausola di rescissione di 36 mln di euro chiesta dall’Atheltic Bilbao, ma la Juve vuole far leva sul fatto che il prossimo anno i baschi rischiano di perdere il loro bomber a parametro zero.

Classe ’85 dal gol facile. Snobbato dalla nazionale, poca esperienza a grandi livelli
Ma Fernando Llorente corrisponde effettivamente all’identikit del top player in grado di far fare il salto di qualità all’attacco della Juve? Centravanti classico, abilissimo di testa, maturato molto nelle ultime stagioni con l’apice raggiunto nell’ultima stagione corollata da 29 segnature tra Liga e coppe.
Negli ultimi 5 campionati è arrivato sempre in doppia cifra con una media di quasi 15 gol l’anno e un picco di 18 gol nella Liga 2010-2011. Da sempre legato a doppio filo all’Athletic Bilbao e protagonista a livello internazionale nell’ultima Europa League, mentre in nazionale non ha mai trovato un posto da protagonista.
L’amore con la nazionale non è mai scoppiato con in totale solo 20 presenze (7 gol) e l’ultimo europeo vinto dalla Spagna passato malinconicamente in panchina con Vicente del Bosque che non lo ha mai impiegato preferendogli un Torres ormai da tempo in crisi d’identità o attaccanti occasionali come Fabregas.
Infine, altro punto di incognita il difficile ambientamento alla Serie A dei calciatori spagnoli, spesso incapaci di adattarsi al diverso ritmo e stile di gioco rispetto alla Liga. Da Mendieta a De la Pena, passando per Josè Mari e Farinos, sono molti gli esempi di top player spagnoli arrivati a suon di miliardi che non sono riusciti a sfondare in Italia.

La Juve dipende da una conferenza stampa?

E’ stata convocata dal presidente dell’Athletic Bilbao, Josu Urrutia, una conferenza stampa per oggi nella quale la società basca intende chiarire la sua posizione in merito all’attaccante Llorente, che nella scorsa stagione mise a segno 29 reti fra campionato ed Europa League.

Il giocatore è in scadenza di contratto 2013; nei giorni scorsi si era parlato di una possibile offerta proveniente da Torino di circa 18-20 milioni di euro, in giornata conosceremo se il tormentone top player continuerà sotto la Mole.

Rassegna stampa: i quotidiani sportivi in edicola

Prime pagine dei quotidiani sportivi dedicati alla chiusura dei giochi olimpici a Londra. Per il calcio proseguono gli strascichi delle polemiche della finalissima di sabato tra Napoli e Juventus. Vecchia signora ancora sulle prime pagine: oggi potrebbe essere il giorno buono per l’acquisto di Llorente.

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LLorente dice no al rinnovo con l’Atletico Bilbao: chi c’è dietro?

Dalla Spagna giungono voci che Fernando Llorente, bomber dell’Atletico di Bilbao ed arma tattica della Spagna campione d’Europa, avrebbe detto di no ad un ‘offerta del suo attuale club per un rinnovo di contratto, scadenza 2013 di circa 4,5 milioni di euro.

Dietro all’attaccante di Pamplona  ci sarebbero le big iberiche , Real Madrid e Barcellona, ma anche la Juventus, alla ricerca di un centravanti di peso e con esperienza internazionale. Venti milioni di euro verrebbero messi sul piatto, per dare a Conte quel giocatore utlle a scardinare le difese avversarie.

 

L’allievo Simeone supera il maestro Bielsa

Atletico_campione

El Cholo batte el Loco, nettamente. Falcao batte Amorebieta, due volte, ancora più nettamente. Diego piazza la ciliegina sulla torta e si prende qualche rivincita, ma a Torino hanno altro da festeggiare. Giustamente.

Questa è la cartolina di una finale di Europa League che consegna all’albo d’oro il perentorio 3-0 dell’Atletico Madrid sull’Athletic Bilbao e regala, come sempre in questi casi, festa e lacrime.

Festa per Simeone, unico allenatore argentino ad alzare sin qui il trofeo continentale e terzo ad averlo conquistato anche da giocatore; l’ex tecnico del Catania ha imparato bene il mestiere, rubando qualcosa proprio a Bielsa, che fu suo c.t. ai tempi in cui vestiva la maglia biancoceleste della Nazionale; festa per il colombiano Falcao, novello Re Mida del calcio europeo: corona il sogno della seconda coppa consecutiva, vinta con due club diversi, al termine di una partita che lo ha visto indiscusso protagonista con due reti da cineteca, un palo e altre giocate importanti, oltre ad una capacità di sacrificio notevole in fase di non possesso.

Festa per il popolo dei colchoneros, che a due soli anni di distanza dal trionfo di Amburgo sul Fulham ritornano sul trono dell’antica Coppa Uefa.

Le lacrime, non soltanto sportive, coinvolgono tutto l’ambiente del Bilbao, dai giocatori ai tifosi: al triplice fischio di Stark, non un solo calciatore basco aveva il volto e la maglietta asciutti; tra pianto e sudore la delusione fa crollare a terra il folletto Muniain, migliore dei suoi a dispetto della giovanissima età (19 anni), Amorebieta, reo confesso di errori gravi che hanno spalancato la porta al successo del Madrid. Loro sono i simboli di una sconfitta che, come detto, abbraccia anche i tanti tifosi baschi presenti a Bucarest, sciolti in una disperazione comune che non è solo dramma calcistico, perché c’è la consapevolezza di aver mancato la storica opportunità, per una volta, di far tacere la capitale di uno Stato che non riconoscono.

Ma la politica è comunque un’altra cosa; sul campo si è da subito intuito il diverso approccio alla partita, troppo emotivamente coinvolti gli uomini di Bielsa, più esperti e cinici quelli di Simeone. Così tutti i 90 minuti hanno rispecchiato pienamente questo aspetto: l’Atletico pressava alto per non far ripartire gli avversari e difendeva con tutti gli uomini dietro la linea della palla, colpendo mortalmente attraverso un chirurgico contropiede.

L’Athletic cercava invano di praticare il suo gioco, fatto di passaggi veloci, massimo due tocchi, sfruttando l’ampiezza del campo. Tuttavia commetteva il torto di lasciare troppo isolato l’ariete Llorente (impalpabile sino alla fine) e di non leggere i momenti chiave dell’incontro; nonostante questo il Bilbao arrembava per tutta la ripresa, scheggiando una traversa e mettendo qualche brivido alla retroguardia biancorossa. Ma niente di più.

Resta l’onore delle armi, resta un cammino strepitoso in una competizione lunga e difficile. Rimane in ogni caso la Copa del Rey da contendere al Barcellona. Forse quelle lacrime potranno diventare presto sorrisi.

Per il Cholo invece si aprono le porte della Supercoppa Europea, che ad agosto lo vedrà di fronte ad una tra Chelsea e Bayern Monaco. Ma questa è già un’altra storia.