Arbitro di Italia – Uruguay: perdonate Suarez

“L’ha morso!” è stato un tormentone della scorsa estate, quando durante Italia – Uruguay del girone eliminatorio dei Mondiali in Brasile Luis Suarez ha letteralmente azzannato alla spalla Giorgio Chiellini, senza che il direttore di gara ed i suoi assistenti si accorgessero del gesto violento. Subita una pensante squalifica comminata dalla FIFA,  il calciatore sudamericano è passato dopo la rassegna mondiale al Barcellona nel quale forma un trio delle meraviglie assieme a Messi e Neymar e del morso ci si è quasi dimenticati.

Ma a ritornare sull’episodio è stato l’arbitro di quel caldo pomeriggio, il messicano Marco Antonio Rodriguez che in un’intervista alla “RFEF”, la rivista della federazione spagnola ha dichiarato : “Credo molto nella misericordia, tutto il mondo ha diritto ad un’occasione di riscatto. Suarez è un giocatore che merita di giocare perché tutti possano ammirarlo nel suo splendore”.

Acerbi: così ho vinto la mia battaglia

Francesco Acerbi è tornato in campo dopo aver sconfitto il tumore per ben due volte e poi martedì scorso ha anche realizzato  un goal importante per il suo Sassuolo nella sfida casalinga vincente contro l’ Empoli per 3-1.

Intervenuto nella trasmissione serale di giovedì sera Tiki Taka, nell’intervista concessa a Pierluigi Pardo il difensore ha voluto dare una speranza a chi si trova a combattere sfide ancora più difficili: “Sono contento del ritorno in campo e del gol, ma l’importante è stato soprattutto aver vinto. Da esperienze come la mia si impara qualcosa: non sono situazioni belle ma mi sento bene ora e ho voglia di giocare. Ho avuto dei momenti difficili durante la chemio, ma paura mai”.

Zanetti: credo in questa Inter ed in Mazzarri

Anche se ai box per il brutto infortunio della scorsa primavera, l’argentino e capitano Zanetti scalpita e nell’attesa, in occasione della presentazione della sua autobiografia prossima all’uscita, dal titolo “Giocare da uomo” e scritta con Gianni Riotta, parla della stagione presente. “Alla mia squadra darei tra 7 e mezzo e 8. Mazzarri è un allenatore capace, credo che ci siano i presupposti per lottare per lo scudetto. Moratti? Anche se dovesse andare via, e io sarei molto triste, resterebbe comunque il simbolo dell’Inter”.

Ma il capitano nerazzurro tira anche le orecchie al suo compagno di squadra Mario Balotelli, quando parla di comportamento impeccabile che dovrebbero tenere i calciatori: “Ha ragione Allegri. Noi giocatori dobbiamo essere un esempio, soprattutto perché ci guardano i bambini. Creste e orecchini non servono”. “Mario Balotelli oscilla da buon giocatore a vero campione. Io credo che prima o poi riuscirà a trovare un suo equilibrio, anzi deve trovarlo. L’importante, e ne abbiamo parlato tante volte, che capisca che deve rimanere tranquillo”

Zarate: Lotito mi ha fatto fuori

Nessuna critica viene risparmiata dall’ormai ex attaccante della lazio Mauro Zarate a patron Lotito. Il 26 enne ex anche dell’Inter, in un’intervista concessa al quotidiano sporrtivo argentino Olè dichiara apertamente che la squadra biancoceleste viene gestita ,a suo dire, in maniera poco chiara: ‘L’ultima volta che mi sono allenato in gruppo era novembre – spiega l’attaccante, in un affondo davvero velenoso -. Non ho giocato neanche un minuto in quindici partite, e questo mi ha danneggiato molto. Quando ero a casa e in televisione c’era una partita, mi chiudevo al bagno a piangere per non farmi vedere da mia moglie: non riuscivo più a guardare il calcio. Quando sono tornato dall’Inter Lotito e la sua cupola mi hanno fatto fuori. Da chi è composta? Da Lotito, Tare, l’allenatore e due o tre giocatori: sono loro che decidono tutto. Lotito voleva vendermi ad altri club ma non è riuscito a trovare una soluzione adeguata, e negli ultimi anni si è rifiutato di pagarmi. Quando ho reclamato, il nostro rapporto è finito; non mi ha voluto più in squadra ma allo stesso tempo non mi ha lasciato andar via’.

Carbonero – Casillas: lo spogliatoio del Real non vuole Mourinho

Sara Carbonero, collaboratrice esterna della catena televisiva messicana Televisa Deportes, ha commentato nel suo ultimo reportage i colloqui che hanno avuto Iker Casillas e Sergio Ramos con il presidente del Real Madrid, Florentino Pérez, .
Nel programma ‘La Jugada’ (La giocata), Sara Carbonero, che è legata sentimentalmente al portiere dei blancos, si è lasciata andare nei giudizi. Innanzitutto ha rimarcato l’acquisto di un portiere come Diego López per sostituire, al momento il suo fidanzato, out per almeno due mesi,  con la frase “Morto un re, se ne fa un altro”.

E poi rapidamente è passata ad analizzare nel dettaglio la situazione scaturita dal colloquio, teoricamente riservato, con Perez: “Il clima nello spogliatoio non è buono, come sanno tutti,. I giocatori non comunicano per nulla con il tecnico. E adesso ci sono divisioni fra i compagni, dunque occorre vedere che succede da qui fino alla fine dell’anno. Vediamo se Mourinho partirà dopo il 30 giugno. Mourinho tiene molti fronti aperti nel Madrid”.

Dichiarazioni forti , che provenendo direttamente dalla fidanzata del capitano della squadra, acquistano un significato particolare.

Juventus – Udinese 4-0: il tabellino

Le parole dell’eroe di giornata, il giovane francese Pogba intervenuto a Sky Sports nel dopo partita: “E’ la mia prima doppietta, sono contento di aver fatto questa gara, dobbiamo continuare a giocare così. Solo pensare l’uno a zero è stato pazzesco. Non finisce qui, dobbiamo andare avanti e migliorare. Devo anche accettare la panchina perché se devo giocare giocherò altrimenti darò sempre il massimo pronto a tornare in campo. Prendere questi punti ci ha dato fiducia, ma ripeto che dobbiamo continuare su questa strada. Ferguson? Chiedete a lui perché mi ha lasciato andare. Conte vuole che io sia cattivo.”

TABELLINO:

Juventus 4-0 Udinese

Juventus (3-5-2): Buffon; Bonucci, Barzagli, Caceres; Lichtsteiner, Vidal (78′ Padoin), Pogba, Giaccherini, De Ceglie (83′ Isla); Vucinic, Giovinco (46′ Matri). A disposizione: Storari, Rubinho, Rugani, Pol Garcia, Peluso, Marrone, Schiavone, Kabashi. Allenatore: Conte.

Udinese (3-5-1-1): Padelli; Heurtaux, Domizzi, Danilo; Basta, Pinzi, Allan, Lazzari, Pasquale (83′ Silva); Pereyra (51′ Di Natale); Muriel (73′ Maicosuel). A disposizione: Pawlowski, Scuffet, Coda, Angella, Faraoni, Campos Toro, Merkel, Ranegie, Fabbrini. Allenatore: Guidolin.

Arbitro: Banti. Guardalinee: Dobosz e Giordano. Add1 e Add2: Gervasoni e Irrati. IV Uomo: Galloni.

Marcatori: 41′ e 66′ Pogba (J), 71′ Vucinic (J), 80′ Matri (J)
Ammoniti: Vidal (J), Pinzi (U), Muriel (U)

Berlusconi: Non sono per nulla d’acccordo con Blatter

Il presidente del Milan ha duramente risposto a Sepp Blatter dopo che il boss della FIFA si è dichiarato scontento per l’abbandono del campo dei rossoneri durante l’amichevole con la Pro Patria dopo che Kevin-Prince Boateng era staato oggetto di insultii a sfonddo razziale.
Berlusconi parlando alla stazione radiofonica RTL ha detto: “La penso in maniera opposta a Blatter. Ho ringraziato e mi sono congratulato con i miei giocatori per la decisione di lasciare il campo”.

Continuando ha detto: “Questo è un problema di inciviltà che deve essere fermato, il pubblico non dovrebbe permettere che accadono questi fatti. Non spetta solo al comportamento dei giocatori, ma anche al pubblico e ciascuno deve evitare di dare un’immagine negativa dell’Italia”.

Mourinho, domani la centesima in Champions ed è record

Il quotidiano portoghese ‘Diário Económico’ ha intervistato José Mourinho in occasione della centesima presenza in panchina nella Champions League e che porterà l’hombre  vertical ad essere il più giovane tecnico ad aver stabilito il primato.

Innanzitutto ci tiene a precisare come abbia fatto a stabilire il record: “Non sono mai uscito ai gironi, quindi almeno sei partite l’anno le ho sempre fatte, per due volte ho disputato tutti e 13 gli incontri, altre quattro volte sono arrivato fino a 12, eppure è stato tutto molto veloce, mi sembra ieri invece sono passati dieci anni”.

Come avversario avrebbe però preferito un’altra squadra: “Il Porto, perché il debutto fu proprio Real Madrid-Porto, ma anche il Manchester City va bene, tutti sanno quanto sia legato all’Inghilterra e al calcio inglese.”

Alla domanda di quale partita ricorda con piacere: “La ‘partita degli eroi’, quella di Barcellona con cui dovemmo giocare in dieci per più di un’ora, ma anche Manchester United-Porto, quando capimmo che avremmo potuto battere chiunque, le finali vinte, Chelsea-Barcellona 4-2, sono veramente tanti i ricordi belli”.

E quelli brutti? “Più della semifinale contro il Bayern Monaco, quella contro il Liverpool, quando uscimmo a causa di un gol fantasma, da allora invoco la tecnologia in campo” scherza Mourinho.

“Il mio stadio preferito è certamente San Siro” – prosegue il tecnico lusitano – “alcuni mi criticheranno, ma il supporto dei tifosi è unico”. Infine quando viene interrogato sulla decima coppa, che pare essere diventata un’ossessione madrilena: “Guarda, ci sono allenatori che non hanno mai vinto una Champions, io mi ritengo un privilegiato ad averne già vinte due, e proprio per questo sono sicuro che non saranno le uniche nel mio palmarès”.

Conte si scatena: “Vergogna per chi ha tifato Chelsea, la panchina mi manca, ma in casa…”

Gli riesce anche la parte dello spiritoso. Antonio Conte è tornato a parlare, attraverso la piattaforma di Google +, in un incontro con i tifosi bianconeri. Il tecnico della Juventus  è però partito subito forte, spingendo deciso sul gas: “Provo vergogna per i giornalisti che hanno esultato per il goal del Chelsea allo stadio e a chi mi giudica augurerei di vivere un giorno da colpevole essendo innocente”.  Poi su Crozza chiosa tra il serio ed il faceto: “L’imitazione di Crozza? Mi diverte, ma lui è pelato e io ho risolto il problema. Anche se ora sto perdendo i capelli del trapianto per lo stress”.

Ecco uno stralcio della sua intervista:

Quanto le manca la panchina?

“Mia moglie me ne ha costruita una a casa! La sera quando guardo la tv sono seduto davvero su una panchina. E’ logico che mi manchi il contatto con calciatori e tifosi; Il lavoro che sto facendo si è dovuto triplicare. Se prima riuscivo a farmi sentire durante le gare, ora diventa tutto più complicato. I miei collaboratori (Carrera e Alessio, ndr) sono preparati e i giocatori sono professionisti responsabili, sanno aiutarmi.”

Quanto le pesa il pareggio in Danimarca?
“Facciamo un passo alla volta, non guardiamo quello che è stato. Senza dubbio però quel pari è stato giusto, nonostante le tante occasioni che abbiamo avuto. Mi ha fatto sorridere leggere che il Nordsjelland è stato considerato una squadra di Serie C:  è invece un ottimo gruppo che sta meritando di giocarsi la Champions.

Tra lo scudetto del 5 maggio e quello dell’anno scorso quale sceglie?
“Permettemi di dire che è stato l’ultimo il migliore, perché è il mio primo da allenatore e mi ha dato un sapore enorme. Una vittoria molto più sentita e gustosa. Ho dato indirizzi, motivazioni, spirito ai calciatori”.

L’imitazione di Crozza le provoca fastidi o sorrisi?

“Vedendo come l’ha presa mia moglie, direi che mi fa divertire! Quando mi vede arrabbiato mi dice “é agghiacciante, agghiacciante!”. Le parole che uso allora fanno tendenza: essere imitato significa aver raggiunto grande popolarità. Crozza mi imita bene.”

Quanto risente la squadra della sua assenza?
“Lo ripeto, mi spiace di non essere in panchina, però abbiamo la fortuna di avere dietro di noi un anno di ottimo lavoro. Non potrei pretendere di meglio, a livello di calciatori in rosa, perciò sono tranquillo. Siamo primi, abbiamo vinto il primo trofeo stagionale, siamo imbattuti in Europa.”

L’incrollabile fiducia dell’allenatore pugliese, la fede nel lavoro e la pazienza lo restituiranno alla Serie A più agguerrito che mai.

Frey: portiere (quasi) per caso, l’idolo Yahsin e il sogno nazionale (ESCLUSIVA CALCIATORI.COM)

A guardarlo mentre si allena sembra di avere a che fare con un supereroe, con un X-Man. Quando però esce dal campo, smette costume e mantello tornando ad essere semplicemente Seba, come viene chiamato da tanti.  Ci parli e scopri che questo ragazzo, che di cognome fa Frey, è un uomo determinato e allo stesso tempo dotato di una dolcezza rara.  Per questo è così piacevole parlare con lui. 
Ecco di seguito l’intervista, o forse sarebbe meglio dire il resoconto di una chiacchierata tra amici realizzata in esclusiva per il sito www.calciatori.com
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Nella tua famiglia siete tutti calciatori. Oltre a tuo fratello, anche tuo nonno e tuo padre hanno giocato a pallone. Scelta quasi obbligata quindi. Quanto ha contato questo nel tuo percorso e cosa avresti fatto se non fossi diventato un portiere professionista?

Per fortuna non sono mai stato condizionato dai miei parenti. E’ importante secondo me che la famiglia non ti obblighi a tutti costi a fare qualcosa che non senti dentro: io per esempio prima giocavo a tennis e nessuno mi ha spinto verso il pallone. Quando poi ho iniziato anche il calcio, me ne sono innamorato: mi piaceva l’idea di essere più vestito degli altri, perciò’ ho scelto subito di andare in porta.

Hai esordito giovanissimo in Francia e sei arrivato molto presto qui in Italia: come è stato l’impatto a 18 anni con una realtà diversa dalla tua?

E’ vero, a 17 anni ho esordito nella Serie A francese, è stata un’emozione incredibile! Alla fine di quella stagione (estate 1998, ndr) sono approdato all’Inter e per me, giovane promessa, è stato magico potermi allenare con Ronaldo, Djorkaeff, Zamorano e soprattutto Pagliuca. Ho subito capito che se volevo diventare un grande giocatore, quello sarebbe stato solo l’inizio di un lungo percorso.
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Dopo l’Inter, hai girato parecchio: Verona, Parma, Fiorentina e ora il Genoa. Tra queste piazze, c’è una città che ti ha toccato il cuore più di un’altra?
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Tutte le squadre dove ho giocato hanno un significato importante per me. All’Inter, come ho detto, ho avuto l’impatto con i fuoriclasse, a Verona ho dimostrato che in questo campionato ci potevo stare e potevo crescere; a Parma ho avuto modo di lavorare con un grande club che però conserva la serenità e la pacatezza, cosa rara nel calcio. Firenze e la Fiorentina sono stati senza dubbio fondamentali per il mio salto di qualità. Sono diventato “grande” attraverso la Champions League e il gruppo meraviglioso che abbiamo creato nel tempo. Genova rappresenta una scelta di vita, perché comunque sono sempre vicino ai miei figli che stanno a Forte dei Marmi; e anche perché credo molto nel progetto di Preziosi. In questi anni il Genoa ha saputo fare grandi passi e mantenersi competitivo nonostante le difficoltà (leggi: la scorsa stagione, ndr).

Ora tocchiamo un aspetto determinante della tua vita privata: sei diventato Buddista anche grazie a Roberto Baggio. Come si concilia una pratica intensa come questa con la tua professione?

Non è cosi complesso come sembra, basta dare continuità a quello che facciamo. E’ una filosofia di vita che mi ha permesso di capire tante cose, quali siano le priorità nella vita, quali siano i veri problemi nel mondo di oggi; e soprattutto che il mio obiettivo è trovare una perfetta armonia con me stesso, per potere fare stare bene le persone che mi stanno vicine (figli, famiglia e amici).

Come vedi te stesso dopo aver appeso i guanti al chiodo? 

Sinceramente porto troppo rispetto per il lavoro che faccio per pensare al dopo (per me vorrebbe dire che mentalmente sono quasi arrivato alla fine della carriera). Voglio dedicarmi al 100% a quello che faccio e pensare solo al calcio finché avrò gli stimoli giusti e soprattutto finché mi divertirò.
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C’è un modello di portiere che ti ha fatto sognare nella storia del football, che stimi e al quale ti sei ispirato?

Tanti portieri hanno fatto la storia del calcio. Ho sempre cercato di prendere il meglio di quelli che reputavo “grandi”: il carisma di Yashin, la personalità di Schmeichel, l’eleganza di Zoff i piedi di Barthez (ride, ndr).
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Secondo te chi è il più forte portiere al mondo in questo momento?

Per quello che ha vinto in questi ultimi anni, direi Casillas sicuramente.

Tocchiamo il tasto della Nazionale transalpina: hai giocato con la maglia del tuo Paese, sia in Under 21 che nella rappresentativa maggiore. Poi un giorno hai detto basta. Coltivi in un angolo del tuo cuore il sogno di tornare a vestire quella maglia e riascoltare la “Marsigliese”?

Rappresentare il proprio Paese penso sia la cosa più gratificante per un calciatore. Purtroppo sono stato obbligato a rinunciarci, diciamo…il perché ve lo potete immaginare (la polemica con l’ex c.t. Domenech per una mancata convocazione, ndr) ma è ovvio che se un giorno dovesse capitare di nuovo certo non mi tirerei indietro.

Hai superato le 500 partite in carriera, tra tutte le competizioni: qual è il tuo segreto?

Ho sempre dato tutto me stesso a questo lavoro. Ho sempre rispettato il calcio e le sue regole; visto che ora sono un “veterano del calcio italiano” è importante dare l’esempio alla nuova generazione di giocatori, tipo arrivare per primi al campo, essere sempre puntuali su tutto, non fare le ore piccole…

Quali sono oggi le difficoltà maggiori del ruolo del portiere? Più ambientali o tecniche?

Direi forse la stampa, perché credo che il nostro sia il ruolo più complesso in assoluto. Si dice che in Italia tutti siano allenatori, però la figura dell’estremo difensore la capiscono davvero in pochi. Non dobbiamo curare solo la tecnica, la tattica o il fisico. E’ specialmente la tranquillità mentale a permetterci di scendere in campo sereni e consapevoli dei nostri mezzi.

Cosa cambieresti nel calcio? Cosa manca al calcio italiano per essere divertente come, ad esempio, la Premier League?
Purtroppo il problema del nostro calcio è ciò che gli ruota intorno. Troppe polemiche, troppi brutti episodi dentro e fuori dagli stadi. A questo aggiungiamo la crisi economica che contribuisce ad allontanare i tifosi dai campi, la domenica.

E’ arrivato il momento di salutarci: il tempo scorre veloce, quando la compagnia è piacevole. E Seba lo è senza dubbio. Grazie e in bocca al lupo!