Donnarumma come Falcao e Pazzini: anche a Como vale la legge del 3

Alfredo Donnarumma (nella foto con la maglia del Catania, proprietaria del suo cartellino) se lo sarà sentito dire più volte da ieri: “Bravo, sei come Falcao e Pazzini!”

Ovvio che il paragone non regge, ma i numeri sì: il 3 soprattutto dice che con gli altri due più famosi bomber, condivide il record del weekend: hard trick e pallone sotto braccio, firmato da tutti i giocatori, da mettere in bacheca tra i trofei di casa.

Donnarumma milita nel Como (Prima Divisione, Lega Pro), non gioca al Milan o all’Atletico Madrid, ma l’emozione per una tripletta è sempre la stessa; non è cosa di tutti i giorni e, forse, ti viene spontaneo chiederti se sia tutto vero.

Certamente sì: i suoi tre sigilli hanno regolato il San Marino (3-1 il finale) e danno morale ai lariani in questo avvio di stagione.

Lo scorso anno la punta cresciuta a Torre Annunziata era al Gubbio, dove in 23 gare mise a segno 5 goals; c’è da scommettere che la cifra verrà superata presto.

In bocca al lupo!

L’Atletico Madrid dice no a 68 milioni di euro per Falcao

 

Non esiste solo il denaro, dopotutto.

Questo deve aver pensato la dirigenza dell’Atletico Madrid, che stando alle parole de El Mundo Deportivo avrebbe rifiutato la maxi offerta da 68 milioni di euro arrivata dall’Anzhi Makhachkala (campionato russo) per il cartellino di Radamel Falcao. L’attaccante colombiano ha una clausola rescissoria vertiginosa (75 milioni) ed è di fatto considerato incedibile dalla dirigenza dei Colchoneros.

Falcao, Manchester City (e Juve?) pronti a fare follie?


Il Manchester City, di proprietà dello sceicco Al Mansour, vuole diventare seriamente protagonista in campo europeo e quando scende in campo per conquistare i giocatori più forti sul mercato, non bada a spese.
Pur avendo in casa un parco attaccanti di qualità, fra cui il nostro SuperMario Balotelli, la dirigenza inglese è disposta ad offire la somma consistente di 50 milioni di euro per avere fra le sue fila il colombiano  Falcao.

Secondo il quotidiano inglese Metro, lo staff dei citizens sta per effettuare alcune operazioni in uscita nellle prossime settimane, indicando quattro giocatori che potrebbero lasciare il club a breve: Tévez, Dzeko, Adebayor y Santa Cruz.

Falcao appunto sarebbe il primo obiettivo, dopo le ultime due stagioni con Porto e Atletico madrid che lo hanno visto vocnitore nella Europa League. Anche il quotidiano La Stampa di Torino indica però il colombiano come oggetto delle attenzioni di Marotta e c. per la Juventus, qualora le prime opzioni Cavani e Van Persie non andassero a buon fine.

Ronaldinho non si ferma mai, nuovo ingaggio per lui


Cina, River Plate, Dubai, tutte destinazioni mancate e Dinho non ha fatto altro che spostarsi all’interno del suo paese.

Ebbene si, passata una settimana dalla sua scomparsa misteriosa e divorziato dunque dal Flamengo, il (ex?) campione brasiliano ha firmato un contratto di sei mesi, fino dunque alla fine dell’anno solare con l’Atletico Mineiro. L’annuncio è stato dato dal presidente del club Alexandre Kalil, che lo ha portato con il suo aereo privato a Belo Horizonte, dove è stato presentato ai suoi nuovi compagni ed alla stampa.

“Questa è una nuova tappa della mia vita – ha spiegato Ronaldinho -. Quello che c’è stato al Flamengo è passato. Sto programmando la mia storia nell’Atletico Mineiro. La mia testa pensa solo a giocare a calcio”. Potrebbe già debuttare in campionato contro il Bahia di Paulo Roberto Falcao, sempre che la forma fisica glielo consenta. 

L’allievo Simeone supera il maestro Bielsa

Atletico_campione

El Cholo batte el Loco, nettamente. Falcao batte Amorebieta, due volte, ancora più nettamente. Diego piazza la ciliegina sulla torta e si prende qualche rivincita, ma a Torino hanno altro da festeggiare. Giustamente.

Questa è la cartolina di una finale di Europa League che consegna all’albo d’oro il perentorio 3-0 dell’Atletico Madrid sull’Athletic Bilbao e regala, come sempre in questi casi, festa e lacrime.

Festa per Simeone, unico allenatore argentino ad alzare sin qui il trofeo continentale e terzo ad averlo conquistato anche da giocatore; l’ex tecnico del Catania ha imparato bene il mestiere, rubando qualcosa proprio a Bielsa, che fu suo c.t. ai tempi in cui vestiva la maglia biancoceleste della Nazionale; festa per il colombiano Falcao, novello Re Mida del calcio europeo: corona il sogno della seconda coppa consecutiva, vinta con due club diversi, al termine di una partita che lo ha visto indiscusso protagonista con due reti da cineteca, un palo e altre giocate importanti, oltre ad una capacità di sacrificio notevole in fase di non possesso.

Festa per il popolo dei colchoneros, che a due soli anni di distanza dal trionfo di Amburgo sul Fulham ritornano sul trono dell’antica Coppa Uefa.

Le lacrime, non soltanto sportive, coinvolgono tutto l’ambiente del Bilbao, dai giocatori ai tifosi: al triplice fischio di Stark, non un solo calciatore basco aveva il volto e la maglietta asciutti; tra pianto e sudore la delusione fa crollare a terra il folletto Muniain, migliore dei suoi a dispetto della giovanissima età (19 anni), Amorebieta, reo confesso di errori gravi che hanno spalancato la porta al successo del Madrid. Loro sono i simboli di una sconfitta che, come detto, abbraccia anche i tanti tifosi baschi presenti a Bucarest, sciolti in una disperazione comune che non è solo dramma calcistico, perché c’è la consapevolezza di aver mancato la storica opportunità, per una volta, di far tacere la capitale di uno Stato che non riconoscono.

Ma la politica è comunque un’altra cosa; sul campo si è da subito intuito il diverso approccio alla partita, troppo emotivamente coinvolti gli uomini di Bielsa, più esperti e cinici quelli di Simeone. Così tutti i 90 minuti hanno rispecchiato pienamente questo aspetto: l’Atletico pressava alto per non far ripartire gli avversari e difendeva con tutti gli uomini dietro la linea della palla, colpendo mortalmente attraverso un chirurgico contropiede.

L’Athletic cercava invano di praticare il suo gioco, fatto di passaggi veloci, massimo due tocchi, sfruttando l’ampiezza del campo. Tuttavia commetteva il torto di lasciare troppo isolato l’ariete Llorente (impalpabile sino alla fine) e di non leggere i momenti chiave dell’incontro; nonostante questo il Bilbao arrembava per tutta la ripresa, scheggiando una traversa e mettendo qualche brivido alla retroguardia biancorossa. Ma niente di più.

Resta l’onore delle armi, resta un cammino strepitoso in una competizione lunga e difficile. Rimane in ogni caso la Copa del Rey da contendere al Barcellona. Forse quelle lacrime potranno diventare presto sorrisi.

Per il Cholo invece si aprono le porte della Supercoppa Europea, che ad agosto lo vedrà di fronte ad una tra Chelsea e Bayern Monaco. Ma questa è già un’altra storia.