La Lazio alza il primo trofeo europeo della sua storia


Il 19 maggio rimarrà negli annali del calcio europeo come la data della disputa dell’ultima finale della Coppe delle Coppe. Per il calcio italiano verrà ricordato anche come il giorno in cui la Lazio, allora di Cragnotti, trionfò per la prima volta in una competizione continentale.

All’ultimo atto i biancocelesti affrontarono gli spagnoli del Maiorca, addirittura alla prima partecipazione assoluta ad un torneo per clubs. Entrambe le compagini arrivavano imbattute a disputarsi un torneo che vide nel corso degli anni diverse squadre italiane conquistarlo: la Fiorentina nella prima edizione nel 60/61, poi via via Milan (due volte), Juventus, Sampdoria, Parma ed infine appunto i biancocelesti.

La sfida si disputò sul terreno del Villa Park di Birmingham; sulle rispettive panchine si sedevano Sven Goran Eriksson ed una futura conoscenza del calcio italiano, Hector Cuper. La Lazio partì forte portandosi dopo pochi minuti in vantaggio con un colpo di testa classico dell’ariete Bobo Vieri, allora rientrato in Italia dopo l’esperienza spagnola all’Atletico Madrid. Il vantaggio durò però poco perchè gli iberici raggiunsero il pareggio con Dani. Lo scoramento sembrò prendere il sopravvento nei laziali e ci volle all’80° una prodezza di Nedved che, su un pallone vagante al limite dell’area nato da un rimpallo grazie al solito Vieri, seppe trovare il varco giusto per dare alla Lazio il primo trofeo europeo della sua storia allora pari a 99 anni.
Gli ultimi minuti vennero trascorsi in trincea, con i 15.000 biancocelesti accorsi in Inghilterra che trannero più volte il fiato , ma al 90° la gioia fu incontenibile.

La Gazzetta dello Sport titolò il giorno seguente: “Sei proprio forte, Lazio! Vieri di testa e capolavoro di Nedved: conquistata la prima coppa europea. La Lazio vince perchè è più forte e sa superare i momenti difficili. Dopo qualche giorno la Lazio, impegnata nel duello di campionato con il Milan, assaggiò invece l’amaro della sconfitta, subendo in classifica una rimonta pazzesca degli uomini di Zaccheroni e finendo al secondo posto.
Si prenderanno una rivincita l’anno seguente quando invece la rimonta fu effettuata ai danni della Juventus, ed arrivò così sule sponde del Tevere biancazzurro il secondo tricolore.

La favola belga


Guidati in panchina da una vecchia volpe, l’olandese Aad De Mos, un manipolo di calciatori di discreta levatura, fra i quali spiccava il portiere della nazionale belga Preud’Homme, seppe battere nella finale secca di Strasburgo dell’ 11 maggio 1988 i ben più quotati lancieri dell’Ajax.

Secondo un copione classico che la vendetta va consumata fredda, il tecnico De Mos, licenziato in tronco dal club di Amsterdam tre anni prima, portò alla vittoria nel torneo una squadra che era stata costruita nel breve volgere di pochi anni, passando da un dilettantismo radicato ad un struttura assai professionale per merito del miliardario Cordier, proprietario della società di componenti elettroniche Telindus.

La squadra praticava un calcio semplice, per nulla spettacolore o innovativo, ma seppe far leva sull’amalgama dei singoli, per avere la meglio del più tecnico Ajax con un goal realizzato da Piet den Boer su assist del fantasista Eli Ohana, raro esempio di calciatore israeliano di buon livello. I diecimila fans belgi presenti sugli spalti poterono così esultare perchè quell’episodio fu sufficiente per conquistare il trofeo. La vittoria venne replicata pochi mesi più tardi nella Supercoppa europea, sempre contro un club orange, il PSV Eindhoven, nella doppia finale di andata e ritorno.

Da notare che in quell’edizione della Coppa delle Coppe, l’Atalanta, allora militante nella serie cadetta e con Mondonico alla guida, arrivò fino alla semifinale.Fu eliminata nel doppio incontro proprio dai trionfatori del Malines, con un doppio 2-1, dopo che nel match casalingo i bergamaschi assaporarono per qualche minuto la finale grazie al vantaggio siglato da Oliviero Garlini.

Al termine di quella stagione il club orobico risalì nella massima serie, dimostrando che il doppio impegno non era per nulla improponibile.

Il Malines invece da li a poco iniziò la sua parabola discendente: nella partita dei quarti di finale di Coppa Campioni contro il Milan, persa per 2-0 ai tempi supplementari, mostrò per l’ultima volta il suo splendore. Una grossa crisi finanziaria travolse il suo patron, costringendolo a vendere i pezzi pregiati e portando il club sull’orlo del fallimento, avvenuto poi nel 2003. Il centenario venne festeggiato nell’ottobre del 2004 in Derde Klasse, tra i dilettanti, senza neanche il vecchio propietario Cordier, deceduto per infarto nello stesso anno.
Un esempio di calcio puro, che da li in avanti è completamente sparito.