Champions League: le 4 semifinaliste nella storia del torneo

L’infografica potrebbe spaventare Tevez e compagni. Nell’immagine le quattro squadre semifinaliste sono state rappresentate per grandezza in base al numero di successi nella Champions League. E la strada verso Berlino, secondo la storia, sembra in salita per  i bianconeri.

Squadra Vittorie Finali perse Anni vittorie Anni finali perse
Real Madrid 10 3 1956, 1957, 1958, 1959, 1960, 1966, 1998, 2000, 2002, 2014 1962, 1964, 1981
Bayern Monaco 5 5 1974, 1975, 1976, 2001, 2013 1982, 1987, 1999, 2010, 2012
Barcellona 4 3 1992, 2006, 2009, 2011 1961, 1986, 1994
Juventus 2 5 1985, 1996 1973, 1983, 1997, 1998, 2003

 

Mai piu’ come Verona Campione


Il primo e finora unico scudetto di una cosiddetta provinciale si celebra il 12 maggio 1985, allo Stadio Azzurri d’Italua di Bergamo, dove Atalanta e Verona impattano per 1-1, risultato che permette agli scaligeri di aggiudicarsi il primo titolo della loro storia.

Partiti a settembre come il vaso di coccio fra gli squadroni più titolati e con una campionato che annoverava assi del calibro di Platini, Rummenigge, Falcao, Zico, i veneti si affidarono ad una rosa scarna, 17 giocatori di cui solo 12 arrivarono a disputare più di venti incontri sui trenta possibili.
Lo scudetto nacque dalla capacità dirigenziale  di costruire un gruppo eterogeneo di giovani e vecchi, alcuni reduci da clubs di prima fascia, altri alla prima esperienza di alta classifica.Il trio Guidotti (presidente), Mascetti (ds), Bagnoli (allenatore) univa l’equilibrio economico alla conoscenza del mercato mentre il lavoro sul campo premiò l’umiltà e la capacità di adattamento del tecnico della Bovisa.

Nella rosa spiccavano diverse individualità: il portiere Garella, noto per le sue parate miracolose di piede, la coppia nordica Briegel – Elkjaer, il primo terzino dal fisico mostruoso che sulla fascia diventava pericoloso per la potenza e la precisione dei cross, sfruttati dal bisonte danese Preben Larsen, attaccante di potenza alla John Charles.
In difesa Tricella, spesso designato come il nuovo Scirea, era un libero abile nell’impostare l’azione; Di Gennaro era il regista, capace di aprire il contropiede con i suoi lanci lunghi o di giostrare con cervello la sfera; Piero Fanna, detto Pierino, ala classica ed il centravanti Nanu Galderisi, così soprannominato per la sua altezza, provenienti entrambi dalla Juventus che li aveva scartati precocemente, seppero prendersi le loro rivincite con i gialloblù, arrivando ad assaporare la maglia della Nazionale.

La conquista dello scudetto portò il mondo calcistico alla scoperta della realtà veronese, non era più solo la città di Romeo e Giulietta, ma anche di una bella e simpatica squadra.
Nella stagione successiva la ribalta della Coppa dei Campioni portò il Verona, dopo un primo turno superato ai danni dei greci del Paok Salonicco, ad affrontare in una sfida fratricida la Juventus.Un pareggio a reti inviolate al Bentegodi lasciò aperte le speranze ai giallobù, per il match di ritorno a Torino, disputato a porte chiuse per i fatti tragici dell’Heysel.

Ma agli uomini di Bagnoli rimase solo l’amaro in bocca a causa della sconfitta per 2-0, con un rigore netto non assegnato sul punteggio di 1-0; calò pertanto il sipario sul percorso europeo della magica armata gialloblù e solo 5 anni più tardi arrivò la retrocessione in serie B, che chiuse definitivamente un ciclo storico.