Il Barcellona saluta il Nuovo Anno Cinese

E’ Capodanno per i cinesi di tutto il mondo e nel calcio globalizzato  non poteva mancare un saluto al miliardo e più di orientali da parte di un grande club come è il Barcellona. I calciatori blaugrana, Xavi, Sergio Busquets, Ivan Rakitic, Pedro y Sergi Roberto sono stati gli attori di un filmato ambientato nella Cina millenaria. I cinque top player si sono disimpegnati anche nella lingua  nazionale, il mandarino, inviando gli auguri dell’inizio d’anno. A tal proposito non si può non sottolineare che il paese del Dragone è uno dei più importanti per il club catalano.

 

Italia-Spagna: le probabili formazioni della finalissima

 

Cresce la febbre per il match decisivo di Euro 2012.
A Kiev si respira già la tensione di quello che rappresenta il capitolo conclusivo del maggior evento legato al mondo del calcio dopo i mondiali.

Da una parte l’11 pluricampione iberico guidato da Vicente Del Bosque, favorito dalla striscia vincente inanellata negli ultimi anni e anche dai bookmaker.

Dall’altra gli azzurri guidati da Cesare Prandelli che arrivano all’incontro forti di uno stato di forma in crescendo.
Sarà una partita molto tattica che probabilmente verrà risolta da un episodio di un singolo. Da non scartare lo spauracchio rigori.

Unico dubbio legato alle formazioni è legato alla presenza o meno in campo di El Nino Torres: il centravanti mancato nelle ultime partite dovrebbe partire nuovamente dalla panchina anche se un suo schieramento a sorpresa non è da escludere completamente.

Ecco le probabili formazioni in campo, si gioca alle 20:45, arbitra il portoghese Proença.

 

Spagna (4-3-3): Casillas, Arbeloa, Piqué, Ramos, Alba, Xavi, Busquets, Xabi Alonso, Silva, Iniesta, Fabregas. All.: Del Bosque.


Italia (4-3-1-2): Buffon, Balzaretti, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Pirlo, De Rossi, Marchisio, Montolivo; Cassano, Balotelli. All.: Prandelli.

 

La caduta degli Dei

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Il mondo rovesciato in 90 minuti: Messi non segna dal dischetto, l’uomo in meno non condiziona il Chelsea, Fernando Torres ritrova una rete pesante e decisiva dopo mesi di digiuno. Il Barcellona non va in finale di Champions, Di Matteo sì.

Non è Playstation, è tutto vero; la banda londinese targata Italia soffre, sfrutta al massimo le uniche due occasioni offensive, è cinica al punto giusto. Il 2-2 di fine partita non è probabilmente un risultato giusto per il gioco che si è visto al Camp Nou, ma questo è il calcio ed il precedente di due anni fa di Mourinho con l’Inter insegna.

Non bastano agli uomini di Guardiola il vantaggio di Busquets, il raddoppio pochi minuti dopo di Iniesta (tutto nel primo tempo, due assist confezionati da Leo Messi) e l’espulsione di Terry per un fallo stupido a palla lontana, ai danni di Sanchez; ad una manciata di secondi dall’intervallo il brasiliano del Chelsea Ramirez disegna un pallonetto splendido e perfetto che sposta gli equilibri del match (lo stesso giocatore, ammonito poco prima, salterà la finale di Monaco).

La ripresa è un costante assedio blaugrana al fortino dei blues: Cech e compagni reggono l’urto della cavalleria spagnola e nel recupero colpiscono mortalmente i catalani in contropiede: Torres, subentrato da dieci minuti ad un monumentale Drogba, dribbla Valdes e insacca la rete della propria rinascita.
Vendetta è compiuta quindi, sotto tutti gli aspetti: dopo la semifinale di Stamford Bridge del 2009, in cui pesarono  anche le sviste arbitrali, questa sera è il Barça a recriminare per ul goal annullato per fuorigioco inesistente.

Nel 2008 il subentrato Grant alla guida del Chelsea portò la squadra in finale a Mosca (persa poi ai rigori contro il Manchester), ora il nostro Di Matteo replica e, in entrambi i casi, i due silurati erano portoghesi (lo Special One ed il suo delfino Villas Boas).

Ovviamente, auguriamo al tecnico di casa nostra sorte migliore.

Prosegue invece la “maledizione” dei campioni d’Europa: nemmeno in questa edizione la detentrice potrà bissare il successo dell’anno precedente. Da quando non è più Coppa dei  Campioni, nessuno ci è riuscito – fu il Milan nel lontano 1990 l’ultimo club a farcela.

Aspettando Real Madrid e Bayern, Abramovic & C. possono godersi l’impresa in terra catalana.

Barcellona – Chelsea 2-2

Busquets (B) 35’, Iniesta (B) 42’, Ramirez (C) 46’, Torres (C) 92’

e venne il giorno, scaldano i motori barcellona e milan

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Proviamo a dare un po’ i numeri: in questa edizione della Champions League Milan e Barcellona hanno disputato sin qui 9 gare, mettendo a segno rispettivamente 15 e 30 reti. In casa i blaugrana hanno fatto centro 22 volte su 23 nella stagione in corso, rimanendo imbattuti ed impattando il risultato in sole 3 occasioni (0-0 contro il Siviglia nella Liga, 2-2 in Copa del Rey di fronte al Real Madrid e 2-2  in Champions, avversari proprio i rossoneri).

Se il Barça passa, saranno 5 semifinali conquistate consecutivamente, nel complesso 6 in 7 anni. Il Diavolo ha dalla sua parte i precedenti nelle competizioni internazionali, dove a fronte di un pareggio a reti bianche nelle gare di andata ha superato il turno in 13 occasioni su 16.

Ciliegina sulla torta milanista, il dolce ricordo della prima Coppa dei Campioni dell’Era Berlusconi, sollevata al cielo nello stadio che ospiterà l’incontro tra poche ore.

Adesso proviamo a metterci nei panni dell’indovina Cassandra: è abbastanza probabile che i catalani riescano ad andare in goal questa sera (complice anche il perfetto terreno del Camp Nou e la sua proverbiale ampiezza) ed è piuttosto plausibile che gli uomini di Allegri facciano altrettanto, spinti impavidamente dalla posta in palio e dal pensiero “o la va, o la spacca”.

Si può anche supporre che le precarie condizioni di Xavi (ancora sofferente al famoso gemello e fermo ai box da 48 ore) tolgano fantasia ed imprevedibilità al centrocampo più forte del pianeta;  e che, per la legge dei grandi numeri, la prima volta di Ibrahimovic davanti al suo ultimo ex pubblico coincida con un cambio di rotta nella propria personalissima Odissea della Manifestazione (29 sigilli in 89 partite, solo 4 nelle 26 ad eliminazione diretta, di cui 2 nella stessa gara. Perciò una media pari ad 1 goal ogni 12,5 incontri).

Come sempre la realtà avrà molta più immaginazione di noi, che possiamo al massimo ipotizzare o, se va bene, intuire.

Allora cerchiamo di leggere tra le righe del Guardiola-pensiero: mentre ai suoi comanda “salid y disfrutar”, andate e divertitevi, con la voce orfana della sua naturale sicurezza non scarta l’ipotesi di uscire di scena (e non per scaramanzia).

Nello stesso specchio Massimiliano Allegri vede il coraggio negli occhi del proprio gruppo, la fiducia di chi non ha da perdere ma soltanto da guadagnare.

Dal punto di vista tattico, il Milan nella sua faretra ha tre frecce intinte nel veleno, una per reparto: se il triangolo difensivo Nesta-Mexes con Ambrosini avanzato riuscirà a far defluire gli attacchi verso gli esterni, per Messi sarà più complicato trovare la via del goal, prediligendo da sempre le incursioni centrali. In mezzo al campo la chiave potrebbe essere rappresentata dal pressing sul primo regista del Barça, Busquets; non è un fulmine di guerra e Robinho, in crescita di condizione, lo dovrà mettere in difficoltà trasformandosi nel  primo difensore rossonero.

Nel reparto avanzato, la buona notizia può essere rappresentata dal papero ritrovato: Pato infatti sembra essere finalmente a posto (negli USA forse hanno capito come ricalibrare il suo assetto) e le accelerazioni di cui è capace saranno utili, specie negli ultimi 15 minuti – questa è la sua autonomia attuale. Non è molto, ma è già tanto.

Le battaglie tra questi due grandi eserciti non sono mai scontate: a loro il privilegio delle armi, a noi il brivido dello spettacolo.