Talenti attesi alla conferma: Dybala, Iago Falque, Valdifiori, Bertolacci

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La scorsa stagione ha visto l’esplosione di alcuni talenti che nel 2015-16 dovranno ripagare la fiducia accordata dai top clubs che hanno scommesso su di loro pagandoli per cifre molto importanti; quattro in particolare dovranno spiccare il salto verso i palcoscenici più importanti.

1) Paulo Dybala: il talento argentino ha garantito lo scorso anno al Palermo la salvezza grazie alla sua esplosione nella prima parte di stagione che gli ha permesso di realizzare moltissimi assist e ben 13 gol. Il 22enne deve ripagare la fiducia della Juventus che lo ha acquistato per una cifra molto alta (circa 40 milioni). Sarà in grado di non fare rimpiangere Tevez e di convincere società e tifosi con gol e assist? Staremo a vedere. È una seconda punta che puà agire anche come prima, molto bravo nel dribbling e ha nel contropiede con il tiro a giro un’arma letale.

2) Iago Falque: Forse nessuno se ne ricorderà, ma nel 2008 venne acquistato giovanissimo dalla Juventus che lo riteneva un futuro campione, prelevandolo dalla cantera del Barcellona; purtroppo la sua esperienza a Torino non fu esaltante, zero presenze in Serie A e qualche apparizioni in Primavera e da allora lo spagnolo ha dovuto farne di strada. Finalmente la scorsa stagione è esploso definitivamente contribuendo in maniera decisiva al quinto posto del Genoa grazie ai suoi gol (13) e a giocate pazzesche. La prossima stagione giocherà con la casacca della Roma che lo ha comprato per 9 milioni (1 milione per il prestito con obbligo di riscatto alla prima presenza ufficiale fissato a 8 milioni). Il giocatore di Vigo (classe 1990) è pronto per illuminare Roma con le sue giocate. Può agire come trequartista o seconda punta anche se nasce come centrocampista laterale di destra.

3) Mirko Valdifiori: Dopo tanti anni di gavetta finalmente la sua grande occasione è arrivata. Non più giovanissimo (29 anni) è stato acquistato dal Napoli su richiesta del suo nuovo allenatore Sarri per la cifra di 5,5 milioni di euro versati nelle casse dell’Empoli. Fedelissimo del neo-allenatore degli azzurri, non può lasciarsi sfuggire questa occasione per poter diventare un grande e per non finire del dimenticatoio dei talenti non germogliati. È un regista che ha un’ottima visione di gioco e che è molto abile nel servire assist ai compagni.

4) Andrea Bertolacci: I tifosi della Juventus lo ricordano prevalentemente per quel gol che segnò ai tempi del Lecce all’ultimo secondo, frutto anche di una papera di Buffon, di una partita che avrebbe permesso alla Juve (se vinta) di vincere lo scudetto. Oggi il centrocampista romano è cresciuto moltissimo ed è pronto per portare la sua nuova squadra (il Milan) in alto dopo un paio di annate decisamente negative. È un centrocampista completo molto bravo negli inserimento e nella fase di non possesso, ha una discreta velocità e una buona visione di gioco che gli permettono di fare gol e assists soprattutto a volontà, dimostrato dai numeri al Genoa (12 gol in 88 presenze). È stato acquistato dal Milan che ha investito molto in lui, circa 20 milioni che lo mettono nella posizione di dimostrare alla dirigenza rossonera di avere speso bene tutti quei soldi.

Autore: Angelo Losco

Nuovi talenti: Andrea Bertolacci, da Trigoria al grifone (video)

 

Andrea nasce  l’11 gennaio del 1991, è un centrocampista di scuola Roma, già protagonista in Serie A di due buone stagioni, sempre in giallorosso ma sponda Lecce. Dopo aver rinnovato il suo contratto con la squadra capitolina per i prossimi 5 anni, il 16 luglio è passato al Genoa, in compartecipazione con il club della sua città. Oltre alle indiscusse doti calcistiche, Bertolacci ha avuto la fortuna di incappare in un allenatore che ha creduto in lui, lanciandolo come titolare all’ età di 15 anni negli Allievi: Andrea Stramaccioni, attuale guida tecnica dell’Inter. Nella stagione 2007/08 viene aggregato alla  Primavera di Alberto De Rossi (padre di Daniele, bandiera della Prima Squadra) dove deve cedere il posto a giocatori più grandi e smaliziati di lui; ma l’esperienza gli torna utile l’anno successivo, in cui disputa 19 partite mettendo a segno 4 reti. Andrea ha ottima visione di gioco e una grande tecnica, messa a frutto specialmente nell’ultimo passaggio: è il tipico regista di metà campo, con una discreta predisposizione offensiva. Ha ovviamente parecchio margine di crescita, lui stesso sa di dover lavorare ancora moltissimo, ammettendo di dover migliorare nella rapidità e nel colpo di testa. L’azzurro è un colore al quale è affezionato: ha indossato la maglia della Nazionale nelle categorie under 16, 17, 18, 19 e 20 (da poco ha iniziato a prendere confidenza anche con l’under 21) per un totale di 13 gettoni ma ancora nessun goal.

Buffon sbaglia, sorride il Milan

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“Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, cantava De Gregori nella sua Leva calcistica del ’68. Gianluigi Buffon è nato giusto dieci anni dopo e non tira i calci di rigore, li para. Ieri sera il suo errore con i piedi, per eccesso di sicurezza nel controllo di palla su retropassaggio, ha riaperto virtualmente la corsa scudetto, ma non lo si può condannare per questo.

Se la Juventus a 180 minuti dalla fine del campionato si trova in vetta contro ogni pronostico, certamente lo si deve anche a lui, che da vero uomo si è preso sulle spalle la responsabilità del goal chiedendo scusa allo stadio intero ed al popolo juventino tutto.

Gli Dèi del calcio hanno il senso dell’umorismo: fu proprio Gigi ad essere protagonista in negativo nell’episodio della rete fantasma di Muntari durante la gara di ritorno contro il Milan, negando di aver visto la palla entrare e affermando candidamente che se anche fosse stato, non lo avrebbe detto. Forse, da Juve-Lecce in poi, i conti torneranno un po’ di più. Con buona pace di Massimiliano Allegri.

E’ SUCCESSO L’IMPONDERABILE – Conte è incredulo: “E’ capitato qualcosa di inimmaginabile, un errore di un portiere come Buffon contro un avversario in 10. C’è rammarico ma il calcio è fatto così.” Poi riprende il solito piglio: “Questo è il momento di crescere ancora: se saremo bravi a fare 6 punti lo scudetto sarà meritato, altrimenti faremo i complimenti a chi ci insegue.” Certo è che i bianconeri hanno mostrato la solita supremazia di condizione atletica e di gioco, ma hanno fatto un passo indietro sul piano della realizzazione; troppe le occasioni sprecate (due volte Vidal, Quagliarella e Matri) come accadde nei momenti della “pareggite”, quando il Milan era ancora davanti e ringraziava.

Il Lecce da parte sua non ha rubato niente, ha saputo approfittare di uno svarione a fine gara pareggiando l’iniziale vantaggio di Marchisio, ha sempre tenuto la testa fredda (Cuadrado a parte, giustamente espulso per somma di ammonizioni) e si è confermata squadra ben allenata e ben messa in campo. La salvezza è più lontana – il Genoa che rialza la testa battendo 2-1 il Cagliari complica il cammino dei salentini – ma la matematica tiene vive le speranze.

IL DIAVOLO RINGRAZIA – Allegri e la sua banda sorridono e fanno l’inchino: “Siamo pronti, ci crediamo ancora, in fondo sapevamo che poteva accadere.” Così Ambrosini e lo stesso tecnico commentano i 2 punti rosicchiati alla Vecchia Signora, glissando un po’ sulla prestazione della squadra. Già, perché la vittoria contro l’Atalanta non è una dichiarazione di guerra a distanza, anzi, fino al pareggio di Bertolacci a Torino i rossoneri hanno confermato la svagatezza delle ultime gare: a parte i primi 8 minuti impreziositi dal goal di Muntari, sono apparsi prevedibili, indolenti, poco reattivi (Ibra su tutti). I bergamaschi dal canto loro si sono presentati a San Siro con la pancia giustamente piena, non dovendo chiedere niente di più a questa stagione.

Come detto, le buone notizie dallo Juventus Stadium hanno riacceso l’agonismo e negli ultimi scampoli di partita il Milan ha trovato il raddoppio di Robinho.

E ADESSO VIENE IL BELLO – Gli Dèi del calcio non smetteranno di farci qualche sorpresa, proprio adesso che la trama s’infittisce con un copione degno di un thriller: in questa lotta senza respiro s’inserisce la terza incomoda, l’Inter, che dopo lo scivolone di Parma (sconfitta 3-1) affronterà il derby con la consapevolezza di dover fare bottino pieno se non vuole salutare il sogno Champions.

In caso di trionfo, vedrebbe festeggiare gli odiati e storici rivali piemontesi; inchinandosi al Milan, potrebbe contribuire attivamente al  19° scudetto dei cugini. Dilemma amletico e scomodo per il popolo nerazzurro.