Le ultime parole di Ambrosini da milanista

Addio al Milan e a Milanello, questo il commiato che Massimo Ambrosini ha voluto ribadire nella sua ultima conferenza stampa da giocatore rossonero. Evidente la commozione che il capitano del Milan ha mostrato nel salutare la stampa ed i tifosi: Commosso, con la voce incerta e gli occhi lucidi, Massimo Ambrosini ha iniziato la sua “ultima conferenza stampa da giocatore del Milan, ringraziando tutti per 18 anni meravigliosi, che non potrò dimenticare. Mi sono preso qualche giorno per smaltire un pochino di amarezza che era giustificabile. Ma è giusto che la vita vada avanti. Mi sento ancora un calciatore e continuerò a farlo”.

In merito al possibile scenario di mercato con la maglia viola ha dichiarato:”La Fiorentina è una grandissima società, con una grandissima squadra e un grande allenatore, ha un progetto veramente serio e intrigante se si facessero avanti starei a sentire quello che hanno da proporre. So di voler e poter dare ancora qualcosa al calcio. Ora vedrò all’interno delle offerte che ci sono quale accettare”.

Trionfo Milan: 2-0 ai mostri sacri del Barcellona

Intervistato da Mediaset Premium subito dopo il termine della gara, il capitano del Milan Massimo Ambrosini ha commentato la vittoria contro il Barcellona: “La dovevamo giocare così. Abbiamo interpretato la partita nel modo migliore, abbiamo concesso veramente poco al Barcellona. Quello di questa sera, però, è solo il primo tempo. Pensare di aver fatto qualcosa di definitivo sarebbe un errore madornale. Ora ci godiamo questa serata, da domani pensiamo al derby. Sicuramente abbiamo delle possibilità di passare il turno, ma dobbiamo restare concentrati”.

Milan (4-3-3): Abbiati; Abate, Mexes, Zapata, Constant; Montolivo, Ambrosini, Muntari; Boateng, Pazzini (29′ st Niang), El Shaarawy (42′ st Traore). A disp.: Amelia, De Sciglio, Yepes, Cristante, Bojan. All.: Allegri.

Barcellona (4-3-3): Victor Valdes; Dani Alves, Pique, Puyol (43′ st Mascherano), Jordi Alba; Xavi, Busquets, Iniesta; Pedro, Messi, Fabregas (17′ st Sanchez). A disp.: Pinto, Montoya, Song, Thiago Alcantara, Tello. All.: Roura.

Arbitro: Thomson (Sco)

Marcatori: 11′ st Boateng, 35′ st Muntari

Ammoniti: Mexes, Traoré (M); Busquets, Pique (B)

Seedorf e Robinho, tentazioni brasiliane

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Secondo quanto riportato ieri dalla Gazzetta dello Sport, Clarence Seedorf potrebbe davvero emigrare in Brasile, al Botafogo. Il trequartista olandese, al pari del connazionale Van Bommel, non rinnoverà il contratto con il Milan.

Differente invece il destino di Ambrosini, Gattuso e Yepes che resteranno rossoneri per un’altra stagione.

Su Robinho aleggiano sempre più insistenti le voci di un ritorno in patria – desiderio espresso, sembra, dal giocatore stesso – sponda Santos; se le chiacchiere trovassero oggettiva conferma, un accordo potrebbe essere raggiunto.

Buffon sbaglia, sorride il Milan

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“Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, cantava De Gregori nella sua Leva calcistica del ’68. Gianluigi Buffon è nato giusto dieci anni dopo e non tira i calci di rigore, li para. Ieri sera il suo errore con i piedi, per eccesso di sicurezza nel controllo di palla su retropassaggio, ha riaperto virtualmente la corsa scudetto, ma non lo si può condannare per questo.

Se la Juventus a 180 minuti dalla fine del campionato si trova in vetta contro ogni pronostico, certamente lo si deve anche a lui, che da vero uomo si è preso sulle spalle la responsabilità del goal chiedendo scusa allo stadio intero ed al popolo juventino tutto.

Gli Dèi del calcio hanno il senso dell’umorismo: fu proprio Gigi ad essere protagonista in negativo nell’episodio della rete fantasma di Muntari durante la gara di ritorno contro il Milan, negando di aver visto la palla entrare e affermando candidamente che se anche fosse stato, non lo avrebbe detto. Forse, da Juve-Lecce in poi, i conti torneranno un po’ di più. Con buona pace di Massimiliano Allegri.

E’ SUCCESSO L’IMPONDERABILE – Conte è incredulo: “E’ capitato qualcosa di inimmaginabile, un errore di un portiere come Buffon contro un avversario in 10. C’è rammarico ma il calcio è fatto così.” Poi riprende il solito piglio: “Questo è il momento di crescere ancora: se saremo bravi a fare 6 punti lo scudetto sarà meritato, altrimenti faremo i complimenti a chi ci insegue.” Certo è che i bianconeri hanno mostrato la solita supremazia di condizione atletica e di gioco, ma hanno fatto un passo indietro sul piano della realizzazione; troppe le occasioni sprecate (due volte Vidal, Quagliarella e Matri) come accadde nei momenti della “pareggite”, quando il Milan era ancora davanti e ringraziava.

Il Lecce da parte sua non ha rubato niente, ha saputo approfittare di uno svarione a fine gara pareggiando l’iniziale vantaggio di Marchisio, ha sempre tenuto la testa fredda (Cuadrado a parte, giustamente espulso per somma di ammonizioni) e si è confermata squadra ben allenata e ben messa in campo. La salvezza è più lontana – il Genoa che rialza la testa battendo 2-1 il Cagliari complica il cammino dei salentini – ma la matematica tiene vive le speranze.

IL DIAVOLO RINGRAZIA – Allegri e la sua banda sorridono e fanno l’inchino: “Siamo pronti, ci crediamo ancora, in fondo sapevamo che poteva accadere.” Così Ambrosini e lo stesso tecnico commentano i 2 punti rosicchiati alla Vecchia Signora, glissando un po’ sulla prestazione della squadra. Già, perché la vittoria contro l’Atalanta non è una dichiarazione di guerra a distanza, anzi, fino al pareggio di Bertolacci a Torino i rossoneri hanno confermato la svagatezza delle ultime gare: a parte i primi 8 minuti impreziositi dal goal di Muntari, sono apparsi prevedibili, indolenti, poco reattivi (Ibra su tutti). I bergamaschi dal canto loro si sono presentati a San Siro con la pancia giustamente piena, non dovendo chiedere niente di più a questa stagione.

Come detto, le buone notizie dallo Juventus Stadium hanno riacceso l’agonismo e negli ultimi scampoli di partita il Milan ha trovato il raddoppio di Robinho.

E ADESSO VIENE IL BELLO – Gli Dèi del calcio non smetteranno di farci qualche sorpresa, proprio adesso che la trama s’infittisce con un copione degno di un thriller: in questa lotta senza respiro s’inserisce la terza incomoda, l’Inter, che dopo lo scivolone di Parma (sconfitta 3-1) affronterà il derby con la consapevolezza di dover fare bottino pieno se non vuole salutare il sogno Champions.

In caso di trionfo, vedrebbe festeggiare gli odiati e storici rivali piemontesi; inchinandosi al Milan, potrebbe contribuire attivamente al  19° scudetto dei cugini. Dilemma amletico e scomodo per il popolo nerazzurro.