dominio iberico nel vecchio continente

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La legge del più forte trova conferma anche sotto i riflettori del calcio europeo. Non sempre i valori statistici rispecchiano quelle che sono le reali qualità espresse sul campo, ma nella stagione in corso senz’altro sì.

Alla vigilia delle semifinali di Europa e , complessivamente su 8 squadre ben 6 provengono dalla penisola iberica, 5 spagnole più lo Sporting Lisbona.

In questo Risiko del pallone, resistono soltanto le due bandierine straniere di Chelsea e Bayern Monaco, a rappresentare con le  loro armate Inghilterra e Germania.

L’antica Coppa Uefa vedrà certamente almeno una rappresentante di in finale, visto il “derby” in programma tra e ; i colchoneros vivono un momento di crisi dopo la batosta nel derby perso 4-1 contro le merengues, sono attualmente ottavi nella Liga. I “pipistrelli” valenciani occupano invece la terza piazza e partono favoriti.

Nell’altro scontro tra il e lo Sporting risulta avvantaggiato Bielsa, papabile successore di Stramaccioni all’Inter: i baschi praticano un calcio offensivo e spettacolare, più adatto alle partite da dentro-fuori piuttosto che per un lungo torneo (anche loro infatti navigano a metà classifica in campionato).

Per quanto riguarda la Champions, la musica non è molto diversa. Il calcio più bello è quello praticato dal , ormai è un fatto acclarato da tempo; i blaugrana inseguono il sogno di alzare per la seconda volta consecutiva la coppa dalle grandi orecchie, impresa mai riuscita fino ad ora a nessuno da quando la competizione si è allargata (ultimo club a vincerne due di fila fu il Milan di Sacchi ed era ancora Coppa dei Campioni).

Il targato Mourinho – portoghese di nascita, guarda caso – accarezza l’idea di essere la prima società nella storia a vincere per la decima volta la massima competizione del vecchio continente.

Sul loro cammino però non trovano semplici comparse, perché la compagine teutonica guidata da Jupp Heynkes vola sulle ali di una possibile finale casalinga ed i londinesi, rinati con la cura Di Matteo, possono contare su esperienza e sul “niente da perdere”.

Il calcio italiano, considerato da molti in crescita dopo che Milan, Inter e Napoli si erano qualificate per gli ottavi, dovrebbe interrogarsi su come emulare l’esempio iberico; nell’anno di grazia 1990, vedemmo sollevare al cielo le tre coppe dell’epoca da tre italiane ed eravamo il punto di riferimento. Gli altri si sono regolati di conseguenza,  noi ci siamo seduti sugli allori vivendo di soli episodi.

Troppo poco.