Palermo a Parma in piena emergenza. Gasperini: “Conta solo il campo, vietato pensare al mercato”

Anno nuovo, emergenze vecchie. Il Palermo inizia il 2013 col proposito di abbandonare quanto prima la parte bassa della classifica. Un obiettivo che si scontra con le ambizioni del Parma, squadra allestita bene in estate e guidata da un tecnico, Roberto Donadoni, che piano piano ha trovato la quadratura del cerchio.

Gian Piero Gasperini dovrà fare di necessità virtù e raschiare ancora una volta il fondo del barile per trovare la carta vincente. “Siamo in emergenza a causa delle tante defezioni – ha ammesso il tecnico in sala stampa alla vigilia della prima partita del 2013 in casa dei ducali -. La società sta lavorando molto sul mercato, ma noi non dobbiamo pensarci. Dobbiamo giocare la nostra partita contro una squadra davvero ottima”.

Senza lo squalificato Ezequiel Munoz e Massimo Donati infortunato, Gasperini lancerà nella mischia il nuovo acquisto Totò Aronica, prelevato pochi giorni fa dal Napoli e con una sola settimana di allenamenti alle spalle. Un’eventualità che comunque non crea particolari patemi: “Aronica ha esperienza e partirà dall’inizio. E’ come se fosse con noi da tanto tempo”. Discorso diverso, invece, per l’altro nuovo arrivato, il centrocampista Anselmo: “Non lo conosco bene, andrà in panchina e troverà spazio a partita in corso”.

Ma l’assenza più pesante sarà quella di Fabrizio Miccoli. Contrariamente a quanto circolato nella serata di ieri, il capitano del Palermo è stato convocato, ma le condizioni fisiche precarie precludono il suo impiego domani pomeriggio: “Fabrizio non ha svolto la rifinitura e in questo momento è molto difficile che possa scendere in campo”. Spazio, dunque, al giovane Paulo Dybala supportato da Josip Ilicic e Franco Brienza. A centrocampo, visto lo slittamento della trattativa che avrebbe dovuto portare in Sicilia l’altro napoletano Andrea Dossena, dovrebbe trovare spazio il giovane Giulio Sanseverino, diciottenne palermitano Doc.

Probabile formazione Palermo: Ujkani; Von Bergen, Aronica, Garcia; Morganella, Barreto, Kurtic, Sanseverino; Brienza, Ilicic, Dybala.

Palermo fuori dalla Tim Cup… Per fortuna!

Forse è stato meglio così. La sconfitta casalinga per 2-1 contro il Verona, costata al Palermo l’eliminazione dalla Tim Cup, non deve essere presa come un cataclisma, ma come una vera e propria manna dal cielo. La rosa a disposizione del tecnico Gian Piero Gasperini, infatti, non sarebbe mai stata in grado di competere su due fronti, e avrebbe tolto solo energie fisiche e mentali al campionato per ritardare di un mese l’inevitabile: ovvero l’eliminazione contro l’Inter, virtuale avversaria agli ottavi di finale della competizione. Giusta, da questo punto di vista, la decisione di schierare dal primo minuto le seconde linee, appellativo odiato dall’ad Pietro Lo Monaco, ma che rispecchia fedelmente lo status di giocatori come Milan Milanovic, Carlos Labrin, Mauro Cetto, Eros Pisano, Eran Zahavi e Igor Budan, utilizzati finora col contagocce o mai schierati dal tecnico rosanero.

Mandata giù la pillola, sarebbe anche il caso di analizzare la partita da un punto di vista tecnico. Un fatto è assolutamente incontrovertibile: il Palermo ha perso in casa contro una formazione di Serie B che nell’ultima mezz’ora ha giocato in inferiorità numerica per l’espulsione di Fabrizio Cacciatore. Fino a quel momento i rosanero erano stati padroni del campo, ma si erano dovuti scontrare contro la muraglia eretta dal Verona al limite della propria area di rigore. La squadra di Mandorlini, supportata da circa 300 supporters, è scesa sul terreno di gioco del Barbera per mettere in scena l’atto primo dello spettacolo intitolato “L’anticalcio”. Zero rischi, zero gioco, dieci giocatori arroccati dietro la linea della palla alla ricerca della verticalizzazione improvvisa. Un copione recitato discretamente solo in qualche sporadica occasione. Per il resto, ci ha pensato il Palermo a complicarsi la vita da solo (e qui andiamo al secondo aspetto da analizzare), portandosi in vantaggio dopo soli sette minuti con Luigi Giorgi (a proposito, perché non viene schierato più spesso?), alla terza rete stagionale. Una gioia durata solo 60 secondi, giusto il tempo servito a Francesco Benussi per sbagliare un disimpegno difensivo e mettere Andrea Cocco nelle condizioni di pareggiare con una sassata di destro che si è stampata all’altezza del primo palo coperto con sufficienza dal portiere rosanero.

Nella ripresa l’inierzia della partita non è mutata di una virgola, col Palermo a caccia del punto vittoria e il Verona pronto ad attenderlo tutto rannicchiato in 40 metri di campo. La presenza in contemporanea di Massimo Donati e Nicolas Viola dal primo minuto avrebbe dovuto garantire maggiore qualità e velocità nel gioco, ma l’arma del doppio playmaker non è stata sfruttata a dovere dal Palermo, troppo lento negli ultimi 20 metri anche a causa della scarsa mobilità dei suoi giocatori offensivi, statici e costantemente in attesa del pallone tra i piedi. Resta tutto uguale fino al 74′, quando un contropiede del Verona trova impreparata la difesa del Palermo. Con tre passaggi i veloci attaccanti scaligeri si sono trovati davanti a Benussi, ma soprattutto davanti a Labrin, protagonista di un batti e ribatti che ha permesso a Cacia di scavalcare fortunosamente l’incolpevole Benussi. La partita finisce lì. Il Palermo accusa il colpo e non riesce più a incidere. A nulla sono valsi gli ingressi di Ciccio Brienza e Paulo Dybala. Anzi, proprio dal loro in campo i rosanero hanno provato a superare la difesa veronese con dei cross alti dal fondo, un tipo di giocata mai tentata con Budan in campo, ovvero l’unico giocatore capace di sfruttarla. I rosanero hanno spinto sull’acceleratore fino all’ultimo secondo, senza sortire l’effetto desiderato. Si dice addio alla Tim Cup. Adesso i fari si possono (e si devono) puntare solo sul campionato. E sotto questa prospettiva sarebbe il caso di dire che non tutti i mali vengono per nuocere.

Il Palermo risorge grazie a Ilicic e al “centenario” Miccoli. L’operazione salvezza può iniziare

E’ inutile nascondersi: una vittoria nel derby vale sempre per due. Anzi, per tre, perché tante sono state le reti, una più bella dell’altra, che hanno permesso al Palermo di battere i cugini del Catania e dare nuovamente un senso al  campionato. A nulla è valsa la perla nel finale di Ciccio Lodi, direttamente da calcio di punizione. Il fantasma della  retrocessione non ha abbandonato gli uffici di viale del Fante, ma la vittoria contro il piccolo Barcellona (come lo ha definito ironicamente Pietro Lo Monaco) è senza dubbio il carburante migliore per mettere il turbo al motore rosanero.

Il Palermo ha vinto nettamente e sotto tutti i fronti. Ha vinto grazie alla carica data dal suo a.d. in settimana, nel corso di una conferenza stampa che ha provocato una reazione stizzita da parte dell’ambiente catanese, e che in realtà ha causato proprio l’effetto desiderato: spostare tutta l’attenzione mediatica sulla persona di Lo Monaco, lasciando Gasperini e i suoi giocatori liberi di preparare la partita in santa pace. Il tecnico rosanero, poi, ci ha messo del suo, studiando minuziosamente tutti i possibili accorgimenti tattici per limitare il gioco del Catania, che scherzi a parte non sarà il Barcellona, ma se occupa il settimo posto in classifica un motivo ci sarà. Un piazzamento raggiunto grazie al filotto di risultati utili ottenuti tra le mura amiche, dato che dopo la sconfitta di ieri sera il report esterno è di soli tre punti in sette gare.

La squadra di Gasperini, come si diceva, è stata perfetta nel collettivo grazie anche alle prove staordinarie di alcuni singoli. A partire da Francesco Benussi, chiamato in causa per la squalifica di Samir Ujkani, che con ogni probabilità si accomoderà in panchina anche nella prossima di campionato contro l’Inter. Sarebbe un harakiri clamoroso, a nostro avviso, un nuovo avvincendamento tra i pali dopo la prova più che ottima da parte dell’ex estremo difensore del Torino, che ha risposto colpo su colpo alle conclusioni, più che altro da calci piazzati, di Lodi e compagni. Ha giocato benissimo tutta la difesa capitanata da Massimo Donati, chiamato al riscatto dopo i disastri di Bologna. Il fu centrocampista rosanero è stato sempre puntuale in marcatura su Morimoto (chi?), bravo a raddoppiare e ripartire l’azione da dietro, sgravando Rios e Kurtic dagli ingrati compiti di impostazione.
A proposito, una nota di merito va data proprio al mediano uruguaiano, che ieri per la prima volta ha fatto intendere perché venga considerato un titolare inamovibile della sua Nazionale. Accanto a lui, Kurtic ha mostrato ulteriori passi avanti sul piano della personalità, tanto da meritarsi al termine della gara il pubblico elogio da parte del suo allenatore. Buona prova, inoltre, degli esterni Morganella e Garcia. Il primo, soprattutto, si è mostrato prezioso dal punto di vista tattico, andando a stringere la posizione per pressare Almiron, uno dei cervelli del Catania.

Quando si parla dell’attacco, poi, si può solo sorridere. Bisognerebbe fare delle verifiche per sincerarsi che la carta d’identità di Franco Brienza non sia un falso d’autore. A nostro avviso infatti è impossibile che un giocatore di 33 anni riesca a correre incessantemente per tutta la partita mantenendo un livello straordinariamente costante di lucidità. Josip Ilicic ha alternato un primo tempo di sacrificio a una ripresa d’alta classe, perfezionando la doppietta che ha permesso al Palermo di vincere. Su Fabrizio Miccoli, poi, è inutile sprecare aggettivi. Il capitano rosanero ha deciso di segnare la rete numero 100 in serie A nel giorno migliore. Nel derby, quella partita che mai e poi mai si sarebbe sognato di saltare. “Ho visto Miccoli lavorare in questi 10 giorni come forse non ha
mai fatto – ha dichiarato Gasperini in mixed zone -. Voleva giocare a tutti i costi”. Non si è fatta attendere la risposta del capitano: “Ho fatto più punture  nell’ultima settimana di quante non ne abbia fatte in tutta la mia vita – ha scherzato -. Non mi interessa il centesimo gol in A, sono molto più felice per la vittoria nel derby”. Peccato per l’ammonizione rimediata dopo la sostituzione con Dybala che gli costerà la squalifica (insieme a Donati, ndc) nel prossimo impegno in casa dell’Inter: “Solo io potevo essere capace di farmi ammonire in panchina!”, ha risposto sorridendo ai giornalisti nel postpartita. Ma si sa, al capitano tutto è permesso.

Il Palermo cade a Bologna. Adesso la corsa alla salvezza si fa sempre più in salita

Il Palermo ha inventato un nuovo ballo: il passo del gambero. In cosa consiste? Nel seguire il ritmo della partita andando rigorosamente all’indietro dopo un piccolo passo avanti. Scherzi a parte, la squadra vista ieri pomeriggio sul campo del Bologna è sembrata una versione profondamente involuta di quella che solo 7 giorni prima aveva battuto la Sampdoria con una prestazione quantomento convincente. Contrariamente a quanto ci si potesse attendere, il Palermo non è riuscito a tenere il campo per colpa di un atteggiamente non presuntuoso, ma rinunciatario. Fino al primo gol di Gilardino (a proposito: guai a dire che sia un attaccante finito) la formazione rosanero era riuscita a proporsi bene in avanti, salvo poi scontrarsi con la muraglia issata da Stefano Pioli al limite dell’area di rigore. I piccoli avanti rosa non sono riusciti a incunearsi tra le maglie bolognesi, brave a compattarsi in difesa e ripartire sugli esterni con Morleo e Garicis, o per vie centrali con quell’Alessandro Diamanti che tra le linee è stato un cliente scomodo sia per il centrocampo che per la difesa siciliana.

Dopo l’1-0 del Bologna, in area del Palermo è andato in scena un giorno di ordinaria follia. Sul finire del primo tempo Massimo Donati, che non essendo un difensore puro si era già lasciato scappare Gilardino in occasione del gol, ha deciso di ripetersi con un intervento pallavolistico che l’arbitro Valeri non ha potuto far altro che punire con un calcio di rigore, trasformato da Gabbiadini. Pessima giornata, quella dell’ex centrocampista di Bari e Atalanta, tanto prezioso in fase di costruzione quanto disastroso, ieri, quando ha dovuto svolgere i compiti dei difensore centrale. Ma non è proprio il caso di crocifiggerlo: il Palermo ha bisogno di Donati come il pane, e ne ha bisogno lì, in mezzo alla difesa, dove può sopperire alle carenze qualitative del centrocampo.

Chi si aspettava una reazione del Palermo dopo l’intervallo è rimasto deluso. Gasperini ne avrà cantate eccome ai suoi, ma l’effetto sortito non è stato dei migliori. Dopo soli 60” di gioco, Donati (ancora lui) non si capisce con Ujkani che si trova costretto ad abbattere Gilardino. Si può stare ore e ore a disquisire sull’eventuale chiamata della palla da parte dell’estremo difensore albanese, ma l’effetto è comunque lo stesso: cartellino rosso e altro rigore per il Bologna, trasfmoramato stavolta da Diamanti. Dopo il 3-0 cala il sipario sulla partita. Gasperini sa di non poterla più riprendere e inizia a pensare al derby, sostituendo prima Brienza con Labrin, e poi Ilicic con Viola. Le espulsioni di Barreto per
doppia ammonizione e dello stesso Labrin per un fallaccio su Morleo da rosso diretto sono solo altri due acuti di una partita da dimenticare, in un campionato forse da dimenticare per il Palermo, a meno che non si decida di intervenire tanto e bene sul mercato. La classifica fa paura, ma gli 11 punti preoccupano anche meno di un calendario che vedrà i rosanero impegnati da qui alla fine del girone contro Catania, Juventus, Inter, Fiorentina, Udinese e Parma. In attesa di gennao, quindi, deve essere la mentalità a cambiare. Come ha sottolineato lo stesso Gasperini: “Questa squadra deve pensare solo a salvarsi”. E non tutti lo hanno capito.

Palermo a Bologna senza Miccoli. Gasperini: “Dopo la vittoria con la Samp siamo più tranquilli”

Tutto secondo programma: il Palermo andrà a Bologna senza la sua anima, Fabrizio Miccoli. Il capitano rosanero ha forzato la mano in settimana per provare a recuperare dall’affaticamento muscolare rimediato contro la Roma, ma è stato escluso addirittura dalla lista dei convocati per non cadere nella tentazione di rischiarlo in vista del derby col Catania, distante solo 7 giorni. Al suo posto spazio alla nuova Joya, Paulo Dybala, chiamato a confermarsi dopo la doppietta di domenica scorsa contro la Sampdoria. Anzi no. L’errore sarebbe proprio questo: aspettarsi altri due gol dal talento argentino che solo due giorni fa ha compiuto 19 anni. Domani scenderà in campo e proverà a dare il meglio di sé, ma guai ad attendersi fuochi d’artificio: sarebbe controproducente per il ragazzo e per il Palermo stesso.

“Non dobbiamo esaltare Dybala – ha sottolineato oggi in conferenza stampa Gian Piero Gasperini -. Secondo me può fare bene domani a Bologna perché potrebbero aprirsi degli spazi. Lui è veloce, questa settimana l’ho visto molto tranquillo, ha lavorato bene. Può fare una buona gara, ma non dobbiamo esaltarlo. Deve lavorare con i piedi per terra”. Un concetto che ha poi esteso a tutta la squadra: “La vittoria con la Sampdoria ci ha dato tranquillità, ma non dobbiamo essere presuntuosi in questo momento. Dobbiamo guardare il calendario, potrebbero accumularsi ammonizioni, espulsioni, squalifiche, sperando che non ci siano altri infortuni”. Insomma, fari puntati sulla squadra di Stefano Pioli, senza lasciarsi stuzzicare dal richiamo della sfida col Catania: “Non vedo che i ragazzi ci stanno pensando, nessuno deve farlo perché prima c’è la trasferta di Bologna. Loro sono una squadra viva e agguerrita, anche se hanno qualche difficoltà perché non hanno raggiunto i risultati. Dobbiamo pensare a noi, a come ci proponiamo, alla nostra prestazione”.

La formazione è pressoché fatta. Agli infortunati Miccoli, Hernandez, Mantovani e Cetto si sono aggiunti anche Rios e Bertolo, che in settimana hanno lavorato a parte. Come al solito, a difendere i pali del Palermo ci sarà Ujkani, con davanti Munoz, Donati e Von Bergen. A centrocampo confermati Morganella, Barreto, Kurtic e Garcia, mentre l’attacco sarà guidato da Brienza (3 assist in 2 partite per lui) accanto a Ilicic (già due gol al Bologna dal suo arrivo in Italia) e, come detto, il “gioiello” Dybala.

Il Palermo ha scovato un potenziale fenomeno: Paulo Dybala

E adesso non chiamatelo campione. Sia chiaro: Paulo Dybala le stimmate del fuoriclasse ce l’ha, e la doppietta (dedicata al papà che non c’è più) messa a segno ieri pomeriggio contro la Sampdoria, è solo il biglietto da visita di una prestazione di altissimo livello per un giocatore che il prossimo 15 novembre compirà 19 anni. Miglior regalo non si sarebbe potuto fare.
Fin dai primi minuti di gioco il talento argentino ha fatto capire che in Serie A può starci eccome. Corsa, dribbling, sacrificio, ma soprattutto una visione della porta come pochi.
Ad ogni minima occasione il piccolo Paulo ha provato a superare il portiere doriano Romero, che dopo un paio di interventi interessanti si è dovuto inchinare alla maggiore voglia – e classe – del connazionale. La palla adesso passa a Gasperini, che dovrà vestire contemporaneamente i panni di allenatore e psicologo per provare a non caricare di troppe pressioni le spalle ancora strette dell’attaccante ex Instituto de Cordoba.

A voler essere onesti, molti meriti di Dybala andrebbero condivisi con Franco Brienza. Il sempreverde trequartista di Cantù anche ieri ha mostrato uno stato di forma invidiabile a dispetto dell’età. Trentatre anni e non sentirli. I suoi due assist per Dybala, invece, sono stati sentiti eccome dalla difesa della Sampdoria, che dopo la resistenza a oltranza nel primo tempo è crollata nella ripresa  come un castello di carte. Ciro Ferrara aveva studiato la partita che il Torino aveva disputato al Renzo Barbera poche settimane fa, ma non è riuscito a ripetere l’impresa della squadra di Giampiero  Ventura. I motivi sono sostanzialmente due: la Sampdoria non è squadra come il Torino, e soprattutto Ferrara non è un maesto della tattica come il collega granata. Troppa poca roba la Samp, per impensierire un Palermo affamato di punti e supportato a gran voce dai pochissimi tifosi che hanno sfidato il forte vento che soffiava ieri sulla città per assistere alla partita. Per la serie: pochi ma buoni.

Continuando con le note liete, ci sembra doveroso citare la prestazione della difesa rosanero. E’ inutile negarlo: con Massimo Donati al centro del pacchetto arretrato è tutta un’altra storia. Von Bergen può giocare più tranquillo, senza preoccuparsi delle eventuali sbavature dei compagni di reparto, e lo stesso Munoz ieri si è dimostrato un gigante confermando l’evoluzione tattica iniziata dall’arrivo in panchina di Gasperini. Una convergenza evolutiva che non coinvolge, almeno finora, Josip Ilicic. Anche ieri il talento (sì, il talento) sloveno non è riuscito a incidere più di tanto sulla partita. Troppi tocchi sbagliati per un giocatore dotato della sua classe; tanti uno-due da pagina uno del manuale del calcio (citando José Altafini) buttati alle ortiche; ma soprattutto tante conclusioni sbilenche e un’occasione scandalosa a pochi passi da Romero sprecata calciando in curva Sud. E l’attenuante del destro, suo piede debole, in Serie A può reggere fino a un certo punto.

Zamparini: “Ma quale Serie B? Il Palermo finirà nella parte sinistra della classifica. Ai tifosi dico…”

Il Palermo non rischia la Serie B. La classifica piange, ma attorno alla squadra rosanero regna l’ottimismo. Sarà per i cinque risultati utili consecutivi, sarà per il ritorno al gol contro il Milan. Sarà anche perché dal basso degli otto punti conquistati in dieci gare, sarebbe davvero difficile pensare a qualcosa di peggio. Anche il presidente Maurizio Zamparini, intervenuto quest’oggi ai microfoni di Radio Radio Palermo, ha esortato i tifosi a sostituire lo scetticismo con quella sana dose di fiducia che si rifletterebbe inevitabilmente anche sulla squadra: “Oggi è un giorno importante – ha esordito Zamparini in riferimento al 112esimo compleanno del club siciliano -. Il ricordo più bello della mia gestione è stata la promozione in Serie A, con tutta la città in festa. Oggi manca l’entusiasmo, e dobbiamo impegnarci per curare questa malattia. Io sono un po’ stanco, ma la squadra sta
facendo bene, e dirò anche a loro di ritrovare entusiasmo. Lo scetticismo dell’ambiente poi si trasmette alla squadra, quindi chiedo ai tifosi di tornare con entusiasmo perché solo in questo modo ci saranno d’aiuto”.

Vietato perlare di retrocessione: “Non andremo in Serie B – – ha continuato Zamparini -. Lo Monaco e Gasperini carte vincenti per ritrovare entusiasmo? Beh, li ho scelti io. Lo Monaco è più presente di me a Palermo. Sono contento perché così ha possibilità di stare vicino alla squadra e alla società”.

Chiosa finale sulla prossima partita in casa della Roma: “Meritavamo di vincere le ultime tre partite, ci mancano 6 punti – ha concluso il patron rosanero -. Con i giallorossi sarà una partita da tripla, Gasperini sta facendo giocare bene la squadra. Andremo lì per fare risultato e imporre il nostro gioco. Dobbiamo crederci, ma ai tifosi deve tornare l’entusiasmo perché loro sono più importanti di tutti, anche del Presidente. Sono sicuro che alla fine questa squadra arriverà nella parte sinistra della classifica”.

Gasperini non si fida del Milan: “Coi rossoneri è sempre dura, ma al mio Palermo serve la vittoria”

Guai a sottovalutare il Milan, anche se adesso fa un po’ meno paura. Questo è il messaggio che il tecnico del Palermo, Gian Piero Gasperini, ha voluto fare passare nel corso della conferenza stampa tenutasi oggi, alla vigilia della sfida casalinga contro i rossoneri. Una partita che, contrariamente a quanto pronosticato a inizio campionato, ha più i crismi di sfida salvezza che di scontro per l’Europa. “Giocare contro il Milan, per quanto ultimamente non abbia fatto i risultati a cui ha abituato tutti negli ultimi anni, è sempre difficile e lo testimoniano le prestazioni che comunque i rossoneri hanno messo in campo – ha esordito il mister di Grugliasco -. Sicuramente sarà un avversario tosto rispetto alle ultime squadre che abbiamo affrontato”.

Ma nonostante la pochezza degli avversari, contro Torino e Siena sono arrivati solo due pareggi, peraltro per 0-0. Al mal di vittorie si è aggiunta anche l’astinenza da reti, e l’elettroencefalogramma del Palermo si è andato appiattendo sempre di più. Tuttavia, il dottor Gasp ha la panacea per tutti i mali: “Sicuramente il Milan è una squadra di livello diverso rispetto a Siena e Torino, però qualche difficoltà l´hanno incontrata anche i rossoneri – ha evidenziato -. Bisogna tirare il massimo fuori da ogni gara. Giochiamo in casa, quindi abbiamo bisogno di inserire quei tre punti che sono l´unica cosa che permette di uscire fuori da questa situazione di classifica, anche se coi pareggi siamo riusciti a rimanere aggrappati al gruppo. Il Milan sta deludendo? Possiamo dire che rispetto alle altre stagioni gli manca qualcosa, però in questo ci sentiamo simili a loro”.

E non c’è neppure molta differenza per quanto riguarda la vena realizzativa. Dieci sono le reti segnate dal Milan, quattro in più del Palermo, che contrariamente al Diavolo nelle ultime uscite ha mostrato segnali incoraggianti dalla trequarti in su: “Perché non segniamo? Un’idea me la sono fatta. Dipende dai ruoli, dalle caratteristiche, dalla necessità di dover fare ancora qualcosa in più. Abbiamo tanti giocatori in avanti – ha continuato -, ma dobbiamo supportarli meglio”. Osare di più sì, ma senza rischiare: “Abbiamo un buon equilibrio e in questo momento ci aiuta, è la nostra forza. Non dobbiamo smontare quanto di positivo abbiamo”.

Chi si aspettava un commento sulla designazione arbitrale è rimasto deluso. Gasperini non ha proferito alcuna parola su Nicola Rizzoli, ieri giudice di linea nella sfida al veleno tra Catania e Juventus, e chiamato domani a dirigere una partita delicatissima come Palermo-Milan: “Ieri è stata una giornata particolare per gli arbitri, però dopo otto turni diretti bene – ha tagliato corto l’allenatore rosanero -. Quindi una storta ogni nove mi sembra una buona media. Penso e spero siano stati solo degli episodi e che domani si tornerà alle buone abitudini”. Citando il buon Totò, signore si nasce, e Gasperini, modestamente, lo nacque.

Il Palermo è malato: ha la pareggite. Ma le cure ci sono…

 

 

 

 

 

 

Il Palermo ha la pareggite. I sintomi sono chiari: tre pari consecutivi contro Genoa, Torino e Siena. A preoccupare non sono le prestazioni, in netta crescita dall’arrivo di Gian Piero Gasperini, ma l’astinenza da gol. Anche ieri, contro la formazione allenata da Serse Cosmi, i rosanero si sono infranti contro il muro della difesa senese, discreta ma non composta propriamente da fenomeni.

Il problema è presto individuato. Il 3-4-2-1 impostato dal tecnico di Grugliasco permette un possesso palla agevole nella propria metà campo, una gestione del pallone piacevole, al quale tra l’altro il Palermo non aveva abituato nelle passate gestioni. Le magagne arrivano dalla trequarti in su, dove il fraseggio nello stretto si trasforma in una ragnatela di passaggi prevedibili e poco incisivi. Il tridente “leggero” composto da Ilicic, Brienza e Miccoli è tecnicamente formidabile sulla carta, ma penalizzante in termini di apertura del gioco.

Gli esterni, ieri Morganella e Mantovani, non hanno avuto possibilità di arrivare sul fondo perché di fatto non hanno punti di riferimento in area ai quali passare il pallone. Non a caso, contro il Siena Gasperini ha dovuto rivedere le sue gerarchie dando spazio a Igor Budan, gigante croato che finora non aveva mai avuto la possibilità di mostrare il suo valore. Ottima l’idea, ma sbagliata la tempistica: sei minuti più recupero non sono sufficienti per cambiare passo e adattare la manovra a un giocatore con caratteristiche così diverse dal capitano Miccoli.

Tuttavia, l’altra faccia della medaglia racconta di un Palermo che nelle ultime quattro partite ha subito solo due reti. Un Palermo alla Sannino, verrebbe da dire, ma che ha trovato il suo equilibrio grazie all’idea geniale di Gasperini di arretrare Massimo Donati sulla linea dei difensori. Qualità, forza ed equilibrio, oltre alla possibilità di ripartire l’azione da dietro: l’ex Bari si è trasformato nel  problem solver della difesa. E a questa trovata devono dire grazie anche Munoz, cresciuto in termini di affidabilità, e il “muro” Von Bergen (a proposito, grazie Perinetti per averlo portato a Palermo).

Occhio però ad esaltarsi troppo. Il calendario non lo permette. Il Palermo infatti ha già giocato contro tutte le squadre al suo livello, e a partire da martedì avrà di fronte una serie di scontri contro formazioni di prim’ordine. Milan, Roma e Sampdoria sono squadre che lottano per obiettivi diversi da quelli dei rosa. E allora sì che sarà importante testare la nuova solidità difensiva.

Palermo all’ultima chiamata. Gasperini: “Ora servono gol e risultati”


Ragionare partita dopo partita, scalino dopo scalino per risalire una classifica che non lascia ben sperare per il futuro. Il dogma del Palermo deve essere questo, d’ora in avanti. Quindi niente turnover in vista del big match col Milan di martedì prossimo. Il presente burrascoso impone che Gian Piero Gasperini consideri l’impegno di domani pomeriggio in casa del Siena come una finale di Champions League. “Pensiamo a un impegno alla volta – ha esordito oggi il tecnico rosanero in sala stampa -. E’ vero che dovremo disputare tre partite in otto giorni, ma restiamo fiduciosi. Guardare la classifica potrebbe portare un po’ di apprensione – ha ammesso -, e quindi non dobbiamo farlo. Finora siamo stati bravi a produrre occasioni, ma tutto va tradotto in gol e risultati”.

Di fronte ci sarà una squadra, il Siena, molto diversa dal Torino. Con un minimo comun denominatore: la compattezza difensiva e le ripartenze immediate. “Tra Torino e Siena cambia molto, non solo il modo di scendere in campo – sottolinea il Gasp -. Noi avremo molte soluzioni tra le quali scegliere, sia dall’inizio che a partita in corso. Dovremo stare attentissimi alle loro ripartenze, ma andiamo in casa loro consapevoli di avere delle armi da fare valere”.

Non è mancata una piccola stoccata al collega Serse Cosmi, ex col dente avvelenato, che in settimana aveva invocato un occhio di riguardo da parte degli arbitri dopo i presunti torti subiti in questo primo scorcio di campionato: “Lamentarsi degli arbitraggi non porta vantaggi, l’unica cosa che conta è pensare a come battere gli avversari. Tra l’altro, chissà perché ci si lamenta sempre dei torti ma non si parla mai dei favori”. Siena-Palermo è già iniziata…